Versos Italian Sergio Corazzini La chiesa fu riconsacrata

Italian poem

La chiesa fu riconsacrata

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Il sagrestano pazzo traversò la chiesa oscura lentamente, con il mazzo delle chiavi appese alla cintura.

I frati, ne le piccole celle, dicono le orazioni de la sera, poi, quando le stelle prima de l’Ave Maria stanno su le cose terrene, ogni monaco viene al suo piccolo letto, nitido come un’altare, e accende il luminetto a la Vergine Maria, che non fa che lagrimare perchè ha sette spade in core

che le danno acerba doglia, sempre acerba e sempre lenta! Poi ognuno si spoglia, e ognuno s’addormenta nella pace del Signore.

L’acquasantiera di bronzo, tonda, sembra un occhio lagrimoso che il suo pianto silenzioso a stille su le fronti de gli uomini diffonda.

I confessionali, con le loro tendine verdi un po’ sciupate, con le piccole grate gialle che ne l’ombra sembrano d’oro, sonnecchiano allineati, ognuno con le sue due candele spente ai lati. Sono essi, alveari ove rònzino, api, i peccati, e l’assoluzione sia miele?

Un rosario di granatine a i piedi del Crocifisso morente, sembra sangue gocciato lentamente dalla fronte coronata di spine.

Un piccolo libro delle Massime Eterne fu dimenticato sopra una sedia, aperto. È logoro. Certo,

è d’una delle solite beghine che vengono la sera. Fra le pagine c’è un Santo: San Giovanni decollato: dietro il Santo, una preghiera. Il libro dimenticato aperto, è l’unica bocca che parli nella chiesa silenziosa è l’unico occhio che veda, nella chiesa oscura, la morte della creatura.

Il sagrestano recise la grossa corda per cui pendeva d’avanti la figura di Cristo, la lampada rossa con la sua fiamma quiete e pura. La lampada cadde con sorda percossa su le pietre sepolcrali; l’uomo con tre modi uguali girò intorno al collo la corda e penzolò nel vuoto. Davanti al Crocifisso sembrò un macabro voto improvvisamente sorto fra il Cielo e l’Abisso.

Poi che la lampada non c’era più biancheggiò davanti Gesù piamente la cotta del sagrestano morto.