Italian poem
Triperuno
Finitte appena l'angelo divino questo sermone, che quattro de gli piú vaghi angioletti cantando cosí dolcemente incomenciaro:
Un aspro cuor, un'empia e cruda voglia, una durezza, impresa giá molt'anni, se altrui depor contende, non s'affanni sperar ch'altri ch'Iddio mai vi 'l distoglia.
E s'uomo stesso il fa, dite che spoglia non riportâr tirannide tiranni di questa mai piú bella e che piú appanni ogn'altra gloria, ch'uomo al mondo invoglia.
Ma il ciel di stelle e d'acque il mar fia manco, qualor accaschi in uomo tanta forza, ch'ei vecchio stile da sé levi unquanco.
Però convien ch'al bon Iesú si torza, mercé attendendo, ed anco il prieghi ed anco, fin che qual serpe lásciavi la scorza.
«Difficile est resistere consuetudini, quae assimilatur naturae». ARIST.