Italian poem
Triperuno
V enuti al fine de l'orribil metro E ran li cantator empirei, quando R uppesi un sòno fuor de la capanna, U n sòno di percosse e battiture M eschiate con minacce ed altri gridi.
I n quell'instante (ah mio crudel destino!) G iunsevi un altro frettoloso genio N on senza gran spavento, e disse:--Or presto A ffrettati, Iosefo, prendi 'l figlio: T u, con la madre sua, scampa in Egitto; I nsta giá 'l tempo ch'un fier mercenaro I nsanguinar si vol di questo agnello.
Novum Herodem supprimit.
F ra gli pastori ha ricondotto d'empii L upi cotanta rabbia, che gli agnelli O morti verran tutti o lacerati. R isse, discordie, gare, aspri litigi E sser fra lor non odi ancor diffora? N on piú dramma d'amor, non piú di pace T ra quelli omai si trova; di che scampa I n altre bande ove giá nacque Móse. N é quindi fa' ti parti, fin che a tempo I o venga darti avviso del ritorno.--
Ambitio et divitiae sunt principia et fontes seditionum.
T aciuto ch'ebbe il nunzio, vidi gli altri A ngioli su le penne al ciel salire, N é pur un solo a dietro vi rimane: T anto le liti, le contese e zuffe A la corte d'Iddio son odiose!
Pacem et litem convenire absurdum est.
--A rme, arme!--cosí chiaman tuttavia; M a stavami sol io ne l'antro ascoso, B attendomi gran téma sempre il cuore. I n su quel punto similmente un'atra T empesta, con gran vento e spessi lampi, I ncomenciò tonando farsi udire O ve 'l contrasto cresce ognor piú acerbo.
Fuit.
V inse una parte finalmente, e l'altra T rassesi ne la grotta per suo scampo.
Ratio corruptae naturae succumbit.
I o mi discopro e la cagion di tanta L ite fra loro cerco di sapere. --L asso!--rispose un vecchio--non m'accorsi A vvolto in un agnello esser un lupo!