Versos Italian Ugo Foscolo Da Giovanni Meli

Italian poem

Da Giovanni Meli

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Sotto un’antica quercia, Che da un burrone protendea le frondi, Con la fronte alia palma Ugo Chisciotte Mestissimo sedea: curva una vite, Congiunta ai rami dalla quercia a un olmo, Faceva padiglione alla sua testa. Riposava ozïosa la sua spada Fra la polvere e l’erba: a un verde tronco Stava appoggiata l’asta della guerra: Sotto il braccio ha lo scudo, e l’elmo a terra. Come nuvoli densi di molesti Minutissimi insetti, a schiere a schiere L’amoroso pensiere Gli mandava gli affanni entro la mente. Quasi vulcano ardente,

Fumo esalava tra sospiri e fiamme; E mentre intorno intorno Le valli e le foreste, Tacite, attente e meste, Stavano spettatrici a quella scena, Cosi cantando disfogó sua pena. Monti e poggi assai men dur i Del cor fiero d’una diva; Antri e boschi, asili oscuri Di mia vita fuggitiva, Deh! scampatemi d’Amore, Che m’insegue a tôrmi il core, E lo manda alla mia dea, La mia cara Dulcinea. Aure tepide, lascive, Ah! più gelide spirate: Le mie piaghe ardenti e vive, Per pietà deh! rinfrescate; E se piene d’amor siete, Perchè mai me solo ardete, E fuggite la mia dea, La mia cara Dulcinea? Fiumicello lento lento, Che con l’onda cristallina Vai spargendo il tuo lamento Per la selva e la collina, Dimmi tu, dimmi se mai Avrò pace de’ miei guai: Corri e ’l chiedi alla mia dea, La mia cara Dulcinea. Vaghi augei che in lieta schiera, Del mattino al primo albore, Al bel sol di primavera Intrecciate inni d’amore, Deh! prestatemi gli accenti Molli, teneri, gementi, Sì ch’io plachi la mia dea, La mia cara Dulcinea.

Dalle balze ov’io m’aggiro, Mio diletto amato bene, L’aria stessa che respiro Messaggera a te ne viene; E un sospir la pena mia A te reca, e a te l’invia Don Chisciotte: a te, mia dea, A te, cara Dulcinea.