Versos Italian Ugo Foscolo Frammento dell'Alceo

Italian poem

Frammento dell'Alceo

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.     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     . I doni di Lïeo nell’auree tazze Coronate d’alloro, o naviganti, Adorando, e libateli dall’alta Poppa in onor della palmosa Delo, Ospizio di Latona, isola cara Al divino Timbrèo, cara alla madre Delle Nereidi, e al forte Enosigèo. Non ferverà per noi l’ira del flutto Dalle Cicladi chiuso, ardue di sassi, Né dentro al nembo suo terrà la notte L’aure seconde, e l’orïente guida Delle sviate nubi. Udrà le preci Febo; dai gioghi altissimi di Cinto, Lieta d’ulivi e di vocali lauri, Al nostro corso le cerulee vie Spianerà tutte, e agevoli alle antenne Devote manderà gli Eolii venti; Però che l’occhio del figliuol di Giove Lieto fa ciò che mira: Apollo salva Chi Delo onora. O stanza dell’errante Latona! Invan la Dea lidi e montagne Dolorando cercò: fuggíanla i fiumi, E contendean a correre col vento. Ove più poserai dal grave fianco Lo peso tuo? né avrà culle e lavacri

Dell’Olimpio la prole, o dolorosa?· Ma la nuotante per l’Icario fonte Isola, a’ venti e all’acque obbediente, Lei ricettò, sebbene in ciel la segue La minaccia di Giuno alla vedetta. Amor di Febo e de’ Celesti è Delo. Immota, veneranda ed immortale, Ricca fra tutte quante isole siede; E le sorelle a lei fanno corona. I doni di Lïeo nell’auree tazze D’alloro inghirlandate, o naviganti, Adorando, e libateli dall’alta Poppa in onor della palmosa Delo. Tale cantando, Alceo strinse di grato Ozio i Tritoni, e i condottieri infidi Alla nave che gìa pel grande Egeo Italia e le Tirrene acque cercando, Onde posar nella toscana terra Le Muse che fuggien l’arabo insulto E le spade e la fiamma ed il tripudio Dei nuovi Numi, e del novello impero; Come piacque all’eterna onnipotenza Di quella calva che non posa mai Di vendicar sul capo de’tiranni Le vittime di Roma, ed i tributi D’Asia, e di Costantin gli Dei mutati. .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     .     . Salía dell’Athos nella somma vetta Il duca, e quindi il flutto ampio guardava, E l’isole guardava e il continente, Però che si chinava all’orizzonte Dïana liberal di tutta luce. Gli suonavano intorno il brando e l’arme Sfolgoranti fra l’ombre, e giù dall’elmo Gli percuoteano in fulva onda le spalle Le giube de’ corsier presi in battaglia; Sul cimiero ondeggiavangli, ed il negro Paludamento si portavan l’aure.