Italian poem
Lettera a M.r Guill... su la sua incompetenza a giudicare i poeti italiani
by Ugo Foscolo
“è men duro «All’ombra de’ cipressi, e dentro l’urne «Confortate di pianto”
«Ossa che in terra, e in mar semina morte.»
«Sol chi non lascia eredità d’affetti «Poca gioia ha dell’urna;»
«Alle ortiche di deserta gleba «Ove nè donna innamorata preghi, « Nè passeggier solingo oda il sospiro « Che dal tumulo a noi manda natura. »
«Il lombardo pungean Sardanapalo «Cui solo è dolce il muggito de’ buoi «Che dagli antri Abduani e dal Ticino «Lo fan d’ozi beato e di vivande» . . . . . . . . . . «... a lui (Parini) non ombra pose «Tra le sue mura la città, lasciva
«D’evirati cantori allettatrice, «Non pietra, non parola; e forse l’ossa «Col mozzo capo gl’insanguina il ladro «Che lasciò sul patibolo i delitti».
Hic, motus animorum, atque haec certamina tanta Pulveris exigui jactu compressa quiescit.
«Dal dì che nozze e tribunali ed are «Dier alle umane belve esser pietose «Di sè stesse e d’altrui, toglieano i vivi «All’etere maligno cd alle fere «1 miserandi avanzi che natura «Con veci eterne a sensi altri destina».
«A egregie cose il forte animo accendono «L’urne de’forti..... e bella «E santa fanno al peregrin la terra «Che le ricetta».
«Placando quelle afflitte alme col canto, «I Prenci Argivi eternerà per quante «Abbraccia terre il gran padre Oceàno.»
«E tu onore di pianti, Ettore, avrai «Ove fia santo e lacrimato il sangue «Per la patria versalo, e finchè il Sole «Risplenderà su le sciagure umane».
Romulus et Liber pater, et cum Castore Pollux Post ingentia facta Deorum in templa recepti. Dum terras hominumque colunt genus, aspera bella Componunt, agros assignant, oppida condunt, Ploravere suis non respondere favorem Speratum meritis. Diram qui contudit hydram Notaque fatali portenta labore subegit Comperit invidiam supremo fine domari. Urit enim fulgore suo qui praegravat artes Infra se positas; extinctus amabitur idem.
E se il piloto ti dirizzò l’antenna Oltre l’isole Egée, d’antichi fatti Certo udisti suonar dell’Ellesponto I liti, e la marea mugghiar portando Alle prode Retée l’armi d’Achille
Sovra l’ossa d’Aiace. A’ generosi Giusta di glorie dispensiera è Morte. Nè senno astuto, nè favor di regi All’Itaco le spoglie ardue serbava, Chè alla poppa raminga le ritolse L’onda incitata dagli inferni Dei.
Ivi posò Erittonio, e dorme il giusto Cenere d’Ilo; ivi l’Iliache donne Sciogliean le chiome, indarno ahi! deprecando Da’ lor mariti l’imminente fato; Ivi Cassandra, allor che il Nume in petto Le fea parlar di Troia il dì mortale, Venne; e all’ombre cantò carme amoroso, E guidava i nepoti, e l’amoroso Apprendeva lamento a’giovinetti; E dicea sospirando: Oh se mai d’Argo, Ove al Tidide e di Laérte figlio Pascerete i cavalli, a voi permetta Ritorno il ciclo, invan la patria vostra Cercherete! Le mura opra di Febo Sotto le lor reliquie fumeranno. Ma i Penati di Troia avranno stanza In queste tombe; chè de’ Numi è dono Servar nelle miserie altero nome. E voi, palme e cipressi, che le nuore Piantan di Priamo, e crescerete, ahi! presto Di vedovili lacrime innaffiati, Proteggete i miei padri: e chi la scure Asterrà pio dalle devote frondi Men si dorrà di consanguinei lutti E santamente toccherà l’altare: Proteggete i miei padri. Un dì vedrete Mendico un cieco errar sotto le vostre
Antichissime ombre, e brancolando Penetrar negli avelli, e abbracciar l’urne, E interrogarle. Gemeranno gli antri Secreti; e tutta narrerà la tomba Ilio raso due volle e due risorto Splendidamente su le mute vie Per far più bello l’ultimo trofeo Ai fatali Pelidi. Il sacro vate, Placando quelle afflitte alme col canto, 1tprenci Argivi eternerà per quante Abbraccia terre il gran padre Oceano. E tu onore di pianti, Ettore, avrai Ove fia santo e lacrimato il sangue Per la patria versato, e finche il Sole Risplcnderà su le sciagure umane.
E finchè il Sole Risplenderà su le sciagure umane
“Qual fia ristoro a’ dì perduti un sasso “Che distingua le mie dalle infinite “Ossa che in terra e in mar semina morte?
« Sol chi non lascia eredità d’affetti « Poca gioia ha dell’urna; e se pur mira « Dopo l’esequie, errar vede il suo spirto « Fra ’l compianto de’ templi Acherontei, « O ricovrarsi sotto le grandi ale « Del perdono d’Iddio; ma la sua polve « Lascia alle ortiche di deserta gleba « Ove nè donna innamorata preghi « Nè passeggier solingo oda il sospiro «Che dal tumulo a noi manda natura.
Veridicos Parcae coeperut edere cantus.