Italian poem
Lettera LII
by Ugo Foscolo
E sola e lenta si movea quell’ombra: faccia avev’ella pallida qual nebbia, guancia fosca di lagrime: piú volte trasse l’azzurra man fuor dalle vesti, vesti ordite di nubi, e la distese accennando a Fingallo, e volse altrove i taciturni sguardi. — E perché piangi, figlia di Starno? — domandò Fingallo con un sospiro: — a che pallida e muta, bell’ospite dei nembi? — Ella ad un tratto sparve col vento e lo lasciò pensoso.
Ti rivedrò... Di cava nube in seno le nostre fredde e paliid’ombre in breve s’incontreranno, o figli, e andrem volando, spirti indivisi, a ragionar sul Cona!.