Italian poem
Lettera LIII
by Ugo Foscolo
Dorme sonno celeste!... Oh, abbiate pace, voi, ossa ignude, e tu, cenere muto del Grande che cantò l’arme e gli amori!
Chi narrerá le angosce, i pianti, i gridi, l’alta querela, che nel ciel penètra? Maraviglia ho che non s’aprîro i lidi, quando fu posta in sulla fredda pietra, dove in catena, priva di sussidi, morte aspettava abbominosa e tetra. Io nol dirò; che sí il dolor mi move, che mi sforza a voltar le rime altrove!.
se non vedea la lagrima distinta, fra fresche rose e candidi ligustri, far rugiadose le crudette pome, e all’aura sventolar le aurate chiome?.
O ciechi, il tanto affaticar che giova? Tutti tornate alla gran madre antica!.