Italian poem
Versi 55-58
by Ugo Foscolo
Isque per aetherias, me tollens, advolat umbras, Et Veneris casto conlocat in gremio. Ipsa suum Zephyritis eo famulum legarat, Grata Canopiis incola litoribus,
Hic et Narycii posuerunt moenia Locri.
— Libicone habitantes litore Locros?
Isque per aetherias, me tollens, advolat umbras, Et Veneris casto conlocat in gremio; Ipsa suum Zephiritis eo famulum legarat, Grata Canopiis incola litoribus.
Odorata spirar l’aura dai crini Molli ancor per ìa fresca onda del Xanto, Sentiano i venti, perche venne Apollo. A lui furtive sorridean di Anfriso, De’ pastorali amor conscie le Ninfe, Alla mensa ministre. Infanto le Ore Sciogliean dall’aureo cocchio i corridori, E risciacquando nel Penéo le briglit Spremean la spuma . . .
Del cielo allor spontanee cigolarono Le porte, dove stan custodi l’Ore Cui l’Olimpo ed il cielo ampio è fidato, E chiusa sia per lor la densa nube E disserrata.
Succintae occurrunt Horae properantibus alis, Insomnes Horae; namque his fulgentia Divûm Limina. et ingentis custodia credita coeli.
E come vien la chiarissima ancella Del Sol più oltre.
— Vedi che torna Dal servigio del dì l’ancella sesta
E già le quattro ancelle eran del giorno Rimase addietro, e la quinta era al temo Drizzando pure in su l’ardente corno.
E compito del dì la nona ancella L’ufficio suo, il governo abbandonava Del timon luminoso alla sorella.
Lo Ministro maggior della natura, Che del vi’alor del cielo il mondo impronta, E col suo corso il tempo ne misura.
Qualem ministrum fulminis alitem etc.