Versos Italian Vittorio Betteloni Sonetti

Italian poem

Sonetti

by (1840–1910)

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I.

Mesto regno dell'ombre, a cui lo stolto Mortal senza terror l'occhio non piega, E poichè sa che là il suo passo è volto, Lunga almeno la via dal Ciel si prega;

Non io così da te ritorco il volto, Nè il fango della terra il piè mi lega Tanto, che a te non mova alacre e sciolto, O arcana landa, onde tornar si niega.

Bensì tutto m'inonda ancor la vita; Ma come in alpe, mentre il sol c'è sopra, Miriam la valle pur tra nebbie ascosa;

Miro io così laggiù l'ombra infinita, E prima ancor che il mio bel dì si copra, Spingo lo sguardo entro l'occulta Cosa.

II.

E se Amor non m'inganna o Poesia, Ch'empion di larve spesso e cuore e mente, Quel mondo ignoto, ecco subitamente Albeggia agli occhi della mente mia.

E come a notte per campestre via, Sotto la luna par lontanamente, Ch'ivi fra nebbie d'indistinta gente La contrada animata a un tratto sia;

Così vegg'io nella crepuscolare Ombra del regno arcano, erranti e meste Forme fra cui molte a me note e care;

Onde più che terror provo desio Di quel regno nel qual mi precedeste, O miei congiunti, o amici, o padre mio!

III.

Dove tu pur fra gli ultimi venuti, Dolce amico, affrontasti il grande arcano, E là parmi veder che tu con mano M'accenni anco una volta e mi saluti:

Più ancor, m'illudo o il tuo grido lontano Meco si lagna perch'io non t'aiuti? Certo m'illudo e in ciechi spazi e muti Tendo l'orecchio e spingo il guardo invano.

Tutto è mistero. Il sepolcrale orrore D'alta speme vestir m'è gran dolcezza; Ma il tuo cenno, il tuo grido è nel mio cuore;

Là sol tu serbi ancor le usanze umane, Là che intero tu vivi ho sol certezza, Nel cuor mio, finchè a lui vita rimane!

Dicembre 1875.