Versos Italian Vittorio Betteloni Storia D'Ogni Dì

Italian poem

Storia D'Ogni Dì

by (1840–1910)

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Si quoties homines peccant sua fulmina mittat Iupiter, exiguo tempore inermis erit. OV. TRIST. 2, 33.

Sull'imbrunir costà sotto le piante Va passeggiando il giovine elegante. Il bel garzone aspetta A quanto pare: Ecco arrivare Allor la giovinetta, La giovinetta ch'egli appunto attende; Ei senz'altro a braccetto se la prende.

A braccetto la prende e se ne vanno: Confidenze leggiadre insiem si fanno: Anco si son diretti, E senza fine, Amabili occhiatine E sorrisetti. Sono così dov'ella sta venuti: Quivi indugiano un pajo di minuti.

Quivi indugiano un pajo di minuti: Fra lor si fanno teneri saluti: Si tengono le mani; Egli sommesso Dice: «A domani, All'ora e al luogo istesso.» Peggio, avanzando oltre la soglia il piede Vuole abbracciarla; ella resiste e cede.

Passa del tempo, e siamo in carnevale. Si fa in teatro un baccano infernale. Colà bizzarre genti In frenesia; Luce, strida, armonia, Colà a torrenti. Questa cosa si chiama il veglïone, E ci van mascherate le persone.

Le persone ci vanno mascherate; Due ne conosco che ci sono andate. Ella è con lui venuta In questo loco: Ella è perduta, O ci manca assai poco. Cheta, cheta di casa ell'è sfuggita, Per qui venire ove piacer l'invita.

Niun la conosce, ed ammirata è molto. Snella, succinta, in rosea seta il volto, E il mento s'incortina In velo fosco. Io ti conosco, O bella mascherina; Tu sei la bimba che a cercar l'amante Venia, sei mesi fa, sotto le piante.

Passa del tempo; ed ecco all'ospedale, Venire una fanciulla che sta male. Ella sta mal di parto, E partorisce. Come imbrunisce Il novellino parto In quattro cenci con bel garbo è posto, E con bel garbo ai Trovatelli esposto.

Non senza essere stata in fin di vita Di puerperio ella è pertanto uscita. Provò le doglie, Or le cure leggiadre E della madre Il gaudio le si toglie. Peggio ancora; di casa l'han cacciata, E l'amante da un pezzo l'ha piantata.

Ma perchè il giovin caro, e a te posticcio Sposo alfin s'è levato il suo capriccio, E di quel ch'indi è nato, Or non gli cale, Col virginale Il fior non è passato Di tua bellezza, e se co' piè vezzosi Premi la terra, irrompono altri sposi.

Bensì l'hanno di casa anche bandita, Ed è pel duolo e pei digiuni attrita, E non può lavorare, E non servire: Or come fare? Ella non vuol morire. Nè manca gente di sì buon volere, Che a lei si presti con tutto il piacere.

Passa altro tempo ed ecco in luogo ascoso, In luogo arcano, ch'io nomar non oso, Viene a brillar novella Un'altra stella, Più di tutte gioconda E invereconda. Ella passò da pria di mano in mano. Per venir poscia al luogo ascoso e arcano.

La sua pratica intanto d'avvocato Il bravo giovanotto ha terminato. Di lui molto si spera: È dotto, esperto, E farà certo Un'ottima carriera. Se sol per caso una fanciulla ei guata Gode la mamma, e tiensene onorata.

Or come avvien, dich'io, ch'ei prende moglie Che già la stanza nuzïal l'accoglie, E non il tetto piomba, E non la terra Gli si diserra In improvvisa tomba?... Ahimè non basta il peccatuccio ignoto, Ci vuol ben altro a farmi un terremoto!

Finir solennemente la ballata Io sperai con la casa ruinata, Col suol che si sprofonda E l'empio inghiotte Seduttore in profonda Eterna notte... — Ma! che volete? assai di rado avviene Ciò che ai poeti meglio si conviene.