Italian poem
Voce Della Fanciulla
by Vittorio Betteloni (1840–1910)
Ahimè gli stenti di quaggiù malnoti Ti sono e le durezze e l'aspra guerra, Spirto che ancor, dove non so, ma certo Molto alberghi lontan dall'umil terra; Nei pelaghi tu nuoti Del mistero infinito e poco esperto Sei di questo fatale E duro scoglio, ove nascendo approda L'infelice mortale. Ferrea necessità, tosto che nato, Ti prenderà quaggiuso. E converrà che dal mio petto escluso O tu sia presto, o che la dolce infanzia, Ahi la tua dolce infanzia, Da me, da me, dalla tua madre istessa Derelitta ed inferma L'inedia il freddo e l'ignominia apprenda. Che se a tal prova durerà la ferma Tempra e la tua natura, Non isperar ch'altra miglior ventura Adulto poi t'attenda: Il vile stato e la fatica rude E il comun sprezzo e le ferine brame Che il ben degli altri immeritato accende E alfin la fame, ahimè l'abbietta fame Il tuo spirto già stanco inaspriranno, E sul tuo labro e nel tuo core acerbi Sdegni per me porranno, E per l'orrenda vita Che or tu vuoi che ti serbi.