Italian poem
È Malato
by Ada Negri (1870–1945)
È malato, è malato, e a sè mi chiama Forse, laggiù, su l'inclemente suolo. Il tetro annuncio il mar passò di volo, E mi s'infisse in cor come una lama.
Ne le notti di febbre insonni e lente Forse ei mi cerca presso il capezzale, E grida fra gli spasimi del male Il mio nome, il mio nome, infantilmente.
Oh, s'io potessi corrergli d'accanto; S'io gli posassi la mia pura mano Un sol minuto, su la fronte, piano, Guarirebbe, lo so!... come d'incanto.
E pur qui resto, fiacca, immota, inerte: Non ho coraggio di lasciar la mia Casa, la madre veneranda e pia, Per affrontar le strade erme ed incerte,
Il procelloso mare e le mugghianti Città, folle, sublime, a l'avventura, Fra nove razze, per monte e radura, Su treni scatenati e sibilanti,
Fino al letto ov'ei giace!...--E il pianto ingoio Perchè la madre mia dal suo riposo Non si desti, il tumulto angoscïoso Degli urli miei, de' miei singhiozzi ingoio.
E, il corpo su la terra arida prono, Giunte le mani sul petto fremente, A lui mormoro, a lui che non mi sente, Che non vedrò più mai, forse: Perdono.--