Italian poem
Eliana
by Ada Negri (1870–1945)
Un'ombra è ne' suoi strani occhi. Il suo petto è scosso da un brivido. Sul rosso velluto le sue mani
s'abbandonano, come morte. E di morta è il volto, fra l'ondeggiar disciolto de le scomposte chiome.
Premerà dunque il greve travaglio, il peso enorme, le sue scultorie forme, la sua beltà di neve?...
Spasimerà la pura marmorea carne anch'essa, dilanïata, oppressa da l'immortal tortura?...
No.--La superba vuole de i balli fra le chiare pompe gioir, regnare, come rosa nel sole!...
E le purpuree tende quasi regali, e i densi tappeti, e i vasi immensi ove l'oro s'accende,
son complici a l'abisso perfido che la tenta. Oh, come ella diventa livida!... oh, come fisso
si fa il suo sguardo!... come arde!... ma condannato ha il figlio.--È decretato l'atto che non ha nome.
*
.... Morrai fra poco, umano germe che il mondo ignora, e che, nel sonno, l'ora vital sognasti in vano:
morrai fra poco, o cuore soffocato ne i brevi tuoi battiti da lievi mani, senza rumore:
pura alba, che diritto avevi a la tua sera!... Non teme la galera chi osò questo delitto.
Ne i balli andrà, qual giglio immacolato il viso, la Pallida, che ha ucciso se stessa nel suo figlio:
andrà, come se fosse viva.--Ma un sordo male misterïoso, da le viscere che le rosse
sue mani han profanate succhierà il sangue, lene lene, fin che le vene avrà tutte vuotate;
e una manina informe l'attirerà fra l'onda del gorgo senza sponda ove il rimorso dorme.