Italian poem
La Macchina Romba
by Ada Negri (1870–1945)
La macchina romba.--S'eleva ruggendo Il vasto solenne rumor, Qual forte avoltoio che, l'aure fendendo, Si slancia a le nuvole d'ôr.
La macchina romba.--Son gli urli selvaggi Di chi fra i suoi denti spirò: Di chi stritolata fra gl'irti ingranaggi La giovine vita lasciò.
Di cinghie, d'acciaio, di morse, di foco, Di spire temuto signor, Il mostro sbuffante nel vigile loco Si nutre d'immenso clamor:
Folleggia, sghignazza, divampa, s'allenta, Stridendo si frena e ristà: Poi torna all'assalto, si snoda, ed avventa Nel cielo il fatidico hurrà.
«Avanti, campioni de l'opre venture, Scendete nel nobile agon: Di sega, di zappa, di picca, di scure Vi chiami l'onesta tenzon.
Bollenti di vita le turgide vene, Baciati nel viso dal sol, Spiranti l'ambrosia de l'aure serene, Nudriti da fertile suol,
Osate, o campioni di novi ardimenti, V'aspetta la libera età....» .... La macchina romba: nel cielo, fra i venti Si slancia il fatidico hurrà.