Versos Italian Ada Negri La Martire

Italian poem

La Martire

by (1870–1945)

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_Per Maria Spiridònova. _

Maria Spiridònova, sono io.--Taci.--Nessuno m'ha scôrta. Strisciai come un serpe nell'andito, richiusi in silenzio la porta. Io reco il dolore del mondo al tuo nudo abbandono: oh, non mi vedranno i Cosacchi in ginocchio presso il tuo cuore. Io venni nel nome di ognuna che canti con trepida voce, segnando sul figlio una croce, la sua nenia sovra una cuna.

Maria Spiridònova, è oscura la cella ove giaci; e tu aspetto umano più quasi non hai, distesa sul fetido letto. Lo so, ch'eri bionda al par della messe matura; ma t'hanno divelti i capelli a ciocche, ed a guisa di fionda lanciato il bel corpo a muraglie di pietra; e accecato un degli occhi, e pesti e spezzati i ginocchi, e sovra la carne tua pura,

suggello d'infamia, lo stigma impresser di ferrei staffili, di punte infocate, di sputi villani, di baci più vili dei colpi....--e tu appari serena, o terribile enigma femineo:--più calma dei morti di Kàrian, nuotanti fra mari di sangue: di Deef sfracellato, dei mille che tu hai vendicato, o pia dal dolcissimo volto.

.... Maria Spiridònova, pensi talvolta, nel cuore, alla queta tua casa, alle chiome tue d'oro disciolte sul collo?...--Era lieta l'infanzia. Corolle azzurre, i tuoi occhi fra immensi giardini fiorivano. E tu cucivi, sognando, se molle venìa Primavera in leggiadre sue vesti a ingemmar prati e dumi, e a sciogliere i ghiacci sui fiumi. Cucivi, vicino a tua madre....

Or piange con urla errabonde la madre.--Tu no.--Tu atterravi chi Patria colpiva.--E fu giusto.-- C'è Spartaco in terra di schiavi; e dove si scaglia ferocia, ferocia risponde. O bionda omicida, tu sei la Russia discesa in battaglia, coperta di neve, grondante di sangue, sfregiata dal morso del knut, con indomito corso dall'ombra dell'evo balzante.

La Russia tu sei di Sofia Perowska, di Bèlkin, di Gorki, che rompe i suoi lacci coi denti, e va, croce in mano, alle forche: che sbuca con neri vessilli da la stamperia segreta, dall'isba selvaggia, dall'aule, dai bassi cantieri sul Volga, dal fumo dei roghi accesi su la steppa madre un giorno--e cantavan le squadre le vittorie de i Zaporoghi.

.... Silenzio.--Ora dormi, con puro sorriso. Non temi più nulla. Il letto ove stai, muta e rigida, somiglia una bara o una culla. Qualche stilla diaccia risgorga, insistente, dal muro. Aràcnidi lente traversano la vôlta. A un pertugio s'affaccia lo sbirro dal volto camuso, e ghigna, battendo il fucile all'uscio.--Il tuo labbro sottile all'ansia d'un sogno è dischiuso.

E i muri si sfasciano, senza romore. La cella si fa deserto ai confini di Patria: enorme una folla vi sta. Ti chiamano, i tuoi compagni. In esilio, in demenza, in ceppi, in agguato, col cappio al collo, ti arridono: A noi!... .... Qual dunque, o martirio, è la gioja che doni, perchè l'uomo uccida per essere ucciso, e sorrida ai colpi, ed in estasi muoja?...