Italian poem
La Porta Socchiusa
by Ada Negri (1870–1945)
Poi che socchiusa ritrovai la porta, --affaticata per la lunga via-- entro.--Accogliete, o buona gente pia, colei che in volto è bianca come morta.
Ecco il capoccia dall'imperatoria testa, asciutto qual zolla che dissecchi al sole. Ecco la madre dai cernecchi grigi, in umile aspetto umile storia.
Ecco i robusti giovani e le nuore, e grappoli di bimbi fior-di-pesco. Fra i rudi attrezzi del mestiere, il desco è pronto, con la fede e con l'amore.
Prima ch'io sieda accanto al patriarca niveo-barbuto,--ed a' miei piedi il cane guarderà calmo, con pupille umane-- benedirò la vostra mensa parca.
Uscirà tutta,--vinta dall'incanto,-- l'anima vostra dal viluppo oscuro, tacita accompagnando il segno puro nell'aria, e il filo tremulo del canto.
Tutta la stanza splenderà nei volti estatici, nei vetri, nei metalli, nei fasci d'armi avvezze, per le valli fertili, a smover terra, a falciar côlti,
a mutilar boschi e filari, a incidere solchi. A fiore dei rustici balconi verran le azzurre costellazïoni col raggio dei sereni occhi a sorridere.
E più dolce parrà la scabra vita a chi m'ascolterà con mani giunte: e la fatica amore, e le consunte pietre dell'erta un'immortal fiorita.
E i bimbi chioma-d'oro, intenti al mio saio vermiglio ed al mio scalzo piede, adoreranno con ingenua fede in me la vagabonda ombra di Dio.