Italian poem
La Sosta
by Ada Negri (1870–1945)
M'appoggio a un tronco, scivolo a ginocchi, confondo anima e corpo alle contorte radici.--E tu credevi d'esser forte, povera donna!...--Or sosto un poco. Ho gli occhi
stanchi di sole: anche il cervello. Ho questi densi effluvî nel sangue, come un tossico inebriante ed omicida. Ho gli ossi che mi dolgono, come in chi si desti
da lunga febbre. E il combattuto orrore ch'io credetti d'aver pur ieri ucciso, eccolo, è qui, m'abbranca il petto, il viso mi schiaffeggia, mi sputa, ecco, sul cuore.
Dio che mi vedi, a questo m'hai condotta tu, perch'io tocchi un segno eterno. E lunga ed aspra è l'erta ancor, fin che il raggiunga, e già m'accascio come cosa rotta....
Fa almen ch'io non mi volga indietro, ch'io non dubiti, non tremi, non mi penta del già compiuto; e dentro me ti senta, sola fiamma inesausta, ardere, o Dio.