Italian poem
La Veglia
by Ada Negri (1870–1945)
Ancor la teda antica, per tre becchi accesa, splende accanto al focolare. Sul ceppo, a che le fiamme sien più chiare, fasci hanno aggiunto di rametti secchi.
Traggon le donne il fuso alla conocchia, altre sull'ago le pupille aguzzano: fra risa e giochi e strilli, i bimbi ruzzano delle giovani madri alle ginocchia.
Pendon pannocchie dal soffitto, e fronde di vischio all'uscio, e il pane è nella madia. Qui forse, o Pace, il tuo poter s'irradia dalle radici semplici e profonde!...
Uomini dell'aratro e del rastrello, vergini che sapete il cigolìo del secchio al pozzo e il gelido sciacquìo dei panni al fonte e il peso del mannello,
fatemi un po' di posto, ch'io mi sieda fra voi, ch'io fili la conocchia d'oro, mentre scoppietta il vostro allegro coro d'intorno, e splende sul camin la teda.
Monti e mari ho varcato--e molte so favole--e narrerò di Vïolante e Biancabella, trasformate in piante dalla fata perversa; e narrerò
la storia triste d'una donna triste che andò andò fino a smarrir la strada.... .... Accoglietela, avanti ch'ella cada; del campo ignoto fra le mozze ariste.
Datele un sacco ed un lenzuolo, ed ella vi dormirà del sonno d'un bambino; e canterà l'albata a mattutino, salutando con voi l'ultima stella.