Italian poem
La Vedova
by Ada Negri (1870–1945)
Io la vidi.--Sul volto estenüato L'insonnia tormentosa Un sudario di tomba avea calato. Era scalza, disfatta.--Sui ginocchi Tenea l'ultimo nato.
I suoi capelli, un dì sì neri e folti, M'apparver tutti grigi. Cadeano a ciocche, ruvidi, disciolti, Irritati.--Nessuno ella guardava Coi folli occhi stravolti;
Nemmeno i figli.--Intorno, a bassa voce, Si parlava del morto. Inghiottito l'avea, presso la foce Del tristo fiume, a l'improvviso, un gorgo.... Dio! che agonia feroce!...
Bello: trent'anni: i muscoli possenti, Come sculti nel bronzo. L'avean cresciuto i balsami tepenti De le patrie boscaglie, i nembi, il sole, I lieti inni de' venti!...
Ed or?...--Certo ei, sott'acqua, avea lottato Con furore d'istinto, Palmo per palmo, oncia per oncia.--E urlato Certo avea, con demente urlo d'angoscia.... Poi più nulla.--Annegato.--
.... Ella non ascoltava.--Un fisso, acuto Pensier la rimordea: Per sè, pei figli il queto pan perduto, Il forte braccio inerte, il focolare Spento ed il letto muto;
E la miseria, la miseria!...--Ai campi Dunque, gracile donna, O fischi il vento o sia che l'aura avvampi, Alla zappa, alla vanga.--Ora sei sola, Niuno v'ha che ti scampi!...
Alla risaia dunque, alla risaia, Ove il capo percote Il sol piombante come una mannaia, Ed il mïasmo fetido s'infiltra: Penoso non ti paia
Il sacrificio.--La fatica immane Tu sempre sosterrai, Dal rodente pensier de la dimane Spinta--pei figli, per la rozza casa, Per un tozzo di pane!...
*
Già la sera calava a poco a poco: E le donne pensose Accosciate per terra e intorno al foco, Pïamente intonarono il rosario Con un bisbiglio rôco.
Ella tacque--distratta e come stanca Spogliò l'ultimo nato. Mormoravan le donne a destra, a manca, «Ave....» e lei cadde, rigida, a ginocchi, Presso la culla bianca.