Versos Italian Ada Negri La Vergine E Il Falco

Italian poem

La Vergine E Il Falco

by (1870–1945)

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Vide ella il Falco fendere il sereno. Nel suo rombo pulsava il suo coraggio. Con l'impeto feriva il vento e il raggio. Cielo e terra, di lui tutto era pieno.

Il balenare avea d'una saetta, la maestà superba avea d'un nume. Il mostro senza artigli e senza piume librarsi ella mirò del sole in vetta:

e s'abbattè come s'abbatte un ramo a terra, e rise con riversa gola, e pianse: a lui gettando la parola ancor non detta ad uom vivente:--Io t'amo.--

*

E prega, umìle, il Falco che non l'ode: --Io non ti chieggo, o domator di vento, con qual poter foggiasti lo strumento che ti solleva a le celesti prode.

Ma esso è te. Se or tu, con teso rostro, su me piombassi per ghermirmi, e via mi rapinassi a volo, e per magia d'ali e d'amore il cielo fosse nostro,

ecco, io son pronta: io ti sarò la bianca preda che tutta s'abbandona, e al vampo del vorticoso ardor non cerca scampo, se pur, fragile, in petto il cor le manca:

come sien fresche le mie labbra, e snelli i fianchi e dolce la mia nuca ai baci sapresti, o Falco, che con colpi audaci nuvole ed astri afferri pei capelli.

Purità m'è compagna; ed assomiglio nel mio candore a un'erma d'alabastro: niuno ancora disciolse il roseo nastro che al mattin fra le trecce m'attorciglio.

Ho l'aroma del fieno, che la falce divelse a pena, e il sol penètra; e diaccio specchio m'è la sorgente a cui m'affaccio, piccola rama pendula di salce.

Uomini adusti dall'odor ferino mi soffiaron sul volto, avidi, folli, il desiderio a vampe. Ed io non volli: ma commisi a me stessa il mio destino.

Non io, non io de' lor traffici oscuri viver soffersi, leggiadretta serva, con basse ciglia ed anima proterva filando il lino entro i lor vecchi muri:

non io le grigie e tortuose scale di lor case salìi, dove s'affloscia gioventù, senza gaudio e senza angoscia, su spessa coltre e torpido guanciale.

Io voglio te, che armi la tua sorte per guerra, e il sole di sfidar sei degno: voglio te, per seguirti all'alto segno, o, se tu cada, ne la bella morte.

E questa sia precipitosa, come il fiammeggiar d'un bolide notturno; e tu dorma in eterno il taciturno tuo riposo d'eroe fra le mie chiome....--

*

Prega; e non l'ode il domator di vento, sempre più alto nel rapace volo. .... Donna, fragile carne!... Il Forte è solo nel suo libero assalto al firmamento.

Adora, e taci. E lo vedrai sparire nel superato caos della vertigine azzurra: invitto re sui due prodigi dell'universo: il vivere e il morire.