Italian poem
La Vecchia Porta
by Ada Negri (1870–1945)
Quadro di A. Baertsoen.
A Elisa Ricci.
La vecchia porta s'apre nel fianco del vicolo oscuro: goccia miseria e lebbra la crosta del viscido muro.
Nera come un abisso, è muta, è sinistra la porta: sotto le basse nubi sta, fredda, terribile, morta.
Morta?... no, pensa.--Cose nel tempo sepolte ella sa. Molto ricorda--amore, dolore, delitto, pietà.
.... Passò, scherzosa, a l'alba, tornò, stanca e pallida, a sera, con le compagne, l'esile fanciulla che avea ne la fiera
bocca e ne gli occhi glauchi la luce d'un sogno.--Non fu vista tornare, un giorno. Nessuno la vide mai più.--
.... La vecchia porta pensa:--ne l'andito buio, una notte, due corpi avviticchiati, un colpo, uno schianto, due rotte
parole: A me! soccorso!...--Durò, dentro l'andito muto, tutta la notte il rantolo de l'uom che morì senza aiuto.
Piccole, strette bare di bimbi rachitici, spenti da tabe e da miseria nel fiore de gli anni innocenti,
passarono.--Non pianse la madre, o assai breve fu il pianto: è dolce ai bimbi infermi la pace del pio camposanto.
Passarono i braccianti, cantando. Ma avevan le note un ritmo grave, un senso d'ignote tristezze, d'ignote
lacrime.... e una fanciulla da l'alto guardava, chinato il viso fra i cespugli di qualche geranio malato.
Quanti singhiozzi e sogni di povere vite ascoltò la vecchia porta?... ora essa è stanca. --Ora pensa: Cadrò.--
*
Con voluttà di gioia, le picche e i martelli, domani, faran le grigie case del sordido vicolo a brani.
Abbatteranno i muri stillanti la febbre del tifo, le garrule ringhiere, degli anditi immondi lo schifo,
le stanze ove s'ammucchian, su stretti promiscui giacigli, pel torbido riposo i padri e le madri coi figli.
Udran le tristi razze la prima parola d'amore, sapran che su la terra vi sono degli alberi in fiore,
e gioie ùmili e sante, e case dai lindi balconi pieni di vento, pieni di gaie ridenti canzoni.
E tu, tu, vecchia porta, travolta ne l'ampia ruina, vedrai la prima volta, cadendo, la luce divina:
coi palpiti di marzo che sveglian le fresche viole, respirerai, morendo, la gloria feconda del sole.