Italian poem
Madre Operaia
by Ada Negri (1870–1945)
Nel lanificio dove aspro clamore Cupamente la vôlta ampia percote, E fra stridenti rôte Di mille donne sfruttasi il vigore,
Già da tre lustri ella affatica.--Lesta Corre a la spola la sua man nervosa, Nè l'alta e fragorosa Voce la scote de la gran tempesta
Che le scoppia dattorno.--Ell'è sì stanca Qualche volta; oh, sì stanca e affievolita!... Ma la fronte patita Spiana e rialza, con fermezza franca;
E par che dica: Avanti ancora!...--Oh, guai, Oh, guai se inferma ella cadesse un giorno, E al suo posto ritorno Far non potesse, o sventurata, mai!...--
Non lo deve; nol può.--Suo figlio, il solo, L'immenso orgoglio de la sua miseria, Cui ne la vasta e seria Fronte del genio essa divina il volo,
Suo figlio studia.--Ed essa all'opificio A stilla a stilla lascierà la vita, E affranta, rifinita, Offrirà di sè stessa il sacrificio;
E la tremante e gelida vecchiaia Offrirà, come un dì la giovinezza, E salute, e dolcezza Di riposo offrirà, santa operaia;
Mio il figlio studierà.--Temuto e grande Lo vedrà l'avvenire; ed a la bruna Sua testa la fortuna D'oro e di lauro tesserà ghirlande!...
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.... Ne la stamberga ove non giunge il sole Studia, figlio di popolo, che porti Scritte ne gli occhi assorti De l'ingegno le mistiche parole,
E nei muscoli fieri e nella sana Verde energia de le tue fibre serbi Gli ardimenti superbi De la indomita razza popolana.
Per aprirti la via morrà tua madre; All'intrepido suo corpo caduto Getta un bacio e un saluto, E corri incontro a le nemiche squadre,
E pugna colla voce e colla penna, D'alti orizzonti il folgorar sublime, Nove ed eccelse cime Addita al vecchio secol che tentenna:
E incorrotto tu sia, saldo ed onesto... Nel vigile clamor d'un lanificio Tua madre il sacrificio De la sua vita consumò per questo.