Italian poem
Strana
by Ada Negri (1870–1945)
Treman le foglie con brivido lento: Al bosco verde che bisbiglia e posa Narra una storia il vento.
E comincia così: C'era una volta.... E, trepidando all'alitante spiro, Il bosco verde ascolta.
*
Era un'errante e fervida gitana: Avea la bocca rossa e fulvo il crine, E si chiamava: Strana.
Un giorno amò.--Fu spasmo e fu dolcezza, Fu sorriso e delirio, ombra e splendore Di quell'amor l'ebbrezza.
Un altro giorno attese, ed ei non venne. Attese a lungo, palpitante e muta. Non venne più.... non venne.
Ed essa allor, chinando il volto assorto, Disse: A che serve trascinar la vita, Quando l'amore è morto?
.... Un alito passò tra fronda e fronda. D'infinito riposo a lei parlava L'acqua limpida e fonda;
D'oblìo parlava!... E su come lamento Un susurro venìa: Tutto si spegne Quando l'amore è spento.--
.... La moritura si drizzò fremendo, Col teso pugno un'adorata, infida Larva maledicendo;
Poi com'ebra slanciossi. E su l'effuse Chiome, e sul niveo corpo disfiorato La fredda onda si chiuse.
*
Narra il vento così. La notte densa Cala, cinta di nubi, a la foresta, Che abbrividendo pensa.
Ed ecco, a poco a poco il vento sale, Punge, penètra, sibila, travolge, Fiero scotendo l'ale.
Ed è voce di pianto alta e suprema, Ed è lungo e gemente urlo d'angoscia, E la foresta trema.
Son palpiti di fronde e son sussulti. Parole d'ira sibilate a volo, Aneliti, singulti....
Squallida e nuda, ad un ricordo avvinta, Via per la selva turbinando gira L'anima d'un'estinta;
E par che gema tra le foglie attorte; No, non v'è pace!... Amor che avvampa in vita Spasima nella morte.