Italian poem
Sul Monumento Di Edvige V***
by Ada Negri (1870–1945)
Ritta presso il sarcofago, non geme l'alta immobile donna, e non impreca: ascolta, intenta e dolorosa insieme.
Lo sguardo e il viso essa tremando tende, socchiuso il labbro, giunte ambo le mani: e forse il sogno del mistero intende,
poi che le vibra tutta la persona, e gli occhi, fissi al limitar del cielo, spiran l'essenza d'ogni cosa buona.
In questi giorni di novembre, grevi di nebbie, e quando coprirà l'inverno le fosse col pallor de le sue nevi,
e sempre, nel fluir del tempo ignoto, muta sfinge di bronzo, ascolterai, perduti i supplicanti occhi nel vuoto;
ma quel che intendi non saprem giammai.
*
Noi non sappiamo nulla.--Ferrea porta si chiude, nel presente e nel futuro, su quel che resta de la nostra Morta.
Noi null'altro che ciechi atomi siamo, e su la Cara che ci lasciò soli oh, nulla, fuor che pianger, non sappiamo.
Luceva in Essa quell'ardor di bene che sommove le pietre e tutti i cuori trascina e spezza tutte le catene:
e mentre Ella, di fiori una regale copia spargendo con le bianche mani, assurgeva al suo culmine mortale,
mentre un suo riso semplice e gagliardo a noi volgeva, a un tratto sparve.--Sola tu sai, tu, sfinge da l'intento sguardo,
del suo sepolcro l'intima parola.
*
È parola di speme e di quiete che a te sommessa come un bacio giunge da queste ov'Ella dorme ombre secrete?...
O pure è pianto, è gemito d'angoscia, urlo e singhiozzo per cui trema il marmo come a tumultuosa acqua che scroscia?...
O è sogno d'altri mondi e d'altri cieli, cantico e riso di novella vita che commove i tranquilli echi fedeli?...
.... Noi non sappiam che piangere, vaganti come bimbi smarriti ne la notte, mentre il tempo ne spinge avanti, avanti,
ove Ella aspetta.--E tu, sfinge, che il puro viso tendi ascoltando e preghi e tremi, tacerai nel presente e nel futuro,
sino al cieco affondar de gli anni estremi.