Versos Italian Alfredo Oriani (11 Maggio. 2 Giugno 1878)

Italian poem

(11 Maggio. 2 Giugno 1878)

by (1852–1909)

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Lo sai tu, santo imperator, qual mano t'abbia raggiunto? Dalle cime fulgide della tua gloria non volgesti il guardo giù nella valle,

dove ferve del popolo la vita intensa e oscura? Quel perenne fumo di vulcano passandoti sul volto, nera carezza,

l'anima vecchia e sul sepolcro curva l'infinito a spiar dell'indomani mai non ti cinse e la irritò col torbo ondar? Scintille

rosse, guizzanti quasi d'occhi accesi e schiacciati ad un punto, in fuga, in folla vi salian turbinando e al ciel svaniano per entro il fumo,

come inutil dilegua e inascoltata nel voto immane la bestemmia. O vecchio vittorioso guerrier, sull'elmo acuta porti una punta,

che sorride col ciel, riso d'acciaro al sorriso fiammante della folgore; bada alla terra — le saette irrompono su dagli abissi!

E tu chi sei? Qual dalla bieca fronte, greve di allori e di corona, orrendo stranier nel mondo e re, qual ti somiglia, o imperatore?

Come la donna dal lascivo cuore e i dotti sensi, te fanciullo vide la fortuna ed amò: con improvvisa viltà l'antico

pallido amante di fatali giorni e di notti fatali empia tradendo, fra gli ululati, il cozzo, il vespro, il buio, lo scroscio pazzo,

d'una battaglia e di un imper più vasto d'un sogno e bello più del sol, fanciullo principe, a' piedi ti gittò sfinito Napoleone

e col vento furial della vittoria la imberbe guancia ti lambia perversa di molli baci. Nel deserto livido dell'oceàno

misterïoso e solitario sparve una sera col sol lo smisurato vinto Titano. Dai cadenti azzurri dell'orizzonte

sprizzâr baleni, e un mormorio dall'acque sommesso ascese, che svanì nel soffio d'un lamento infinito — Hai vinto, hai vinto ovunque e sempre

Paride imbelle e Priamo tremante. Hai vinto: bada, l'oceàn talvolta schianta lo scoglio: ti vacilla il capo sotto l'elmetto

e sotto i piedi il trono, altar maggiore della tua chiesa. Con delirio arcano vi si sfracella una tempesta: bada, re sacerdote,

che in cor l'orgoglio degli aviti regi e dei percossi ammicchi in ciel con Dio — sulle tempeste della terra ghigna ateo il sole!

E preme il vento e l'uragano; l'aria fosca s'aggreva: pei silenzi sacri ignorati dell'alte cattedrali, dei monumenti,

l'alme grandi dei morti erran fremendo di un'altra morte e fin sul regio letto a notte intendi sibilar tremanti le tue bandiere.

È notte, è caldo: delle scolte il grido lungi si tocca e si allontana: forse domani all'alba ti battranno; vigila, imperatore...

Bologna 18 Giugno anniversario di Waterloo.