Italian poem
A Emilio Praga
by Arrigo Boito
Siam tristi, Emilio, e da ogni salute Messi in bando ambidue. Io numerando vò le mie cadute, Tu numeri le tue.
Precipitiam nel sonno e nel dolore Ogni giorno più smorti, Fameliche su noi volano l’ore Qual su due nuovi morti.
E intanto il vulgo intuona per le piazze La fanfara dell’ire, Ed urla a noi fra le risate pazze: «Arte dell’avvenire!»
E ridiamo noi pur colla baldoria Che ci beffa e trascina, Voltando il segno della nostra gloria In motto da berlina.
Tali noi siam ed anco il refrigerio Ci abbandona del canto. E ne strugge perenne un desiderio Sempre nuovo ed affranto.
Or sul suolo piombiam verso il fatale Peso che a’ pesi è somma, Or balziamo nel ciel dell’Ideale, Vuote palle di gomma.
Sono stanco, languente, ho già percorso Assai la vita rea, Ho già sentito assai quel doppio morso Del Vero e dell’Idea.
Ho perduti i miei sogni ad uno ad uno Com’oboli di cieco; Nè un sogno d’oro, ahimè! nè un sogno bruno Oggi non ho più meco.
E come il bruco che rifà la seta Colle smunte fibrille. Rifeci il voto a una mia forte mèta E cento volte e mille.
Carmi! poemi! liriche! ballate! Drammi! odi! canzoni!... Vanità! Vanità! glorie sognate! Perdute illusïoni!
Non parliamone più; quelle rimorte Poniam larve in obblio... I miei pensier vanno verso la morte Come l’acqua al pendio,
E se scendo le alture, a notte folta, Solo, nella caligine, L’anima mia già crede esser travolta Dall’eterna vertigine.