Italian poem
Como La Vita De L'Omo È Penosa
O vita penosa, continua battaglia, con quanta travaglia--la vita è menata!
Mentre sí stette en ventre a mia mate, presi l'arrate--a deverme morire; como ce stette en quelle contrate chiuse, serrate,--nol so reverire; venni a l'uscire--con molto dolore e molto tristore--en mia comitata.
Venni renchiuso en un saccarello e quel fo el mantello--co venni adobato: operto lo sacco, co stava chello assai miserello--e tutto bruttato, da me è comenzato--uno novo pianto; esto 'l primo canto--en questa mia entrata.
Venne cordoglio a quella gente che stava presente;--sí me pigliâro; mia mate stava assai malamente del parto del ventre--che fo molto amaro. Sí me lavâro--e dierme panceglie, coprireme quigli--con nova fasciata.
Oimè dolente, a que so venuto, ché senza aiuto--non posso scampare! A chi me serve sí do el mal tributo, com'è convenuto--a tale operare; sempre a bruttare--me e mie veste e queste meneste--donai en alevata.
Se mamma arvenisse che racontasse le pene che trasse--en mio nutrire! la notte ha bisogno che si rizasse e me lattasse--con frigo suffrire staendo a servire;--ed io pur plangea; anvito non avea--de mia lamentata.
Ella, pensando ch'io male avesse, che non me moresse--tutta tremava; era besogno che lume accendesse e me scopresse,--e poi me mirava e non trovava--nulla sembianza de mia lamentanza--perché fosse stata.
O mamma mia, ecco le scorte che en una notte--hai guadagnato! portar nove mesi ventrata sí forte con molte bistorte--e gran dolorato, parto penato--e pena en nutrire; el meritire--male n'èi pagata.
Poi venne el tempo mio pate è mosto, a leger m'ha posto--ch'emprenda scrittura; se non emprenda quel ch'era emposto, davame 'l costo--de gran battetura; con quanta paura--loco ce stetti, sirían longhi detti--a farne contata.
Vedea li garzoni girse iocando, ed io lamentando--che non podea fare; se non gía a la scola, gíame frustando e svincigliando--con mio lamentare; stava a pensare--mio pate moresse, ch'io piú non staesse--a questa brigata.
Tante le meschie ch'io entanno facea, ca pigliaría--le molte entestate; non ne gía a Lucca che cagno n'avea; capigli daea--e tollea guanciate; e spesse fiate--era strascinato e calpistato--com'uva entinata.
Passato el tempo, empresi a giocare, con gente usare--e far grande spese; mio pate stava a dolorare e non pagare--le mie male emprese; le spese commesse--stregnéme a furare, lo biado sprecare--en mala menata.
Poi che fui preso a far cortesía, la malsanía--sí non è pegiore; l'auro e l'argento che è en Suría non empiería--la briga d'onore: moriva a dolore--che non potea fare; el vergognare--non gía en fallata.
Non ce bastava niente el podere a recoprire--le brighe presente; asti e paraggi, calzare e vestire, mangiare e bere--e star fra la gente; render presente--parente ed amice fuor tal radice--che l'arca on voitata.
Se era constretto a far vendecanza per soperchianza--ch'avesse patuta, pagar lo bando non era en usanza e la briganza--non c'era partuta; la mente smarruta--crepava a dolore, che 'l descionore--non era vengnata.
Se l'avea fatta, gíamene armato, empaurato--del doppio aravere; e stavamo en casa empregionato e paventato--nel gire e venire; chi el porría dire--quant'è la pena che l'odio mena--per ria comenzata!
Volea moglie bella che fosse sana e non fosse vana--per mio piacere; con grande dota, gentile e piana, de gente non strana--con lengua a garrire; compíto desire--non è sotto 'l cielo e l'om como scelo--che qui l'ha cercata.
Se non avea figli, era dolente, ché 'l mio a mia gente--volea lassare; avendo figli, non gli ho sí piacente che la mia mente--ne sia en consolare; or ecco lo stare--c'ha l'om en sto mondo, d'omne ben mondo--per gente acecata.
Recolto el biado e vendegnato, arò semenato--per tempo futuro; mai non se compie questo mercato, sí continuato--conti en questo muro; lo tempo a Dio furo--ed hogli sotratto e rotto gli è 'l patto--de sua comandata.
Battaglia continua del manecare, pranzo, cenare--e mai non ha posa; se non è aparechiato co a me pare, scandalizare--sí fa la sua osa; o vita penosa--ove m'hai menato cusí tribulato--continua giornata!
Mai non se giogne la gola mia brutta; sapor de condutta--sí vol per usanza, viva exquisita e nuove frutta, e questa lutta--non ha mai finanza; o tribulanza,--ov'è 'l tuo finare, la ponga voitare--e l'anema en pecata!
La pena grande che è de le freve, che non vengon leve,--ma molto penose, e non se parton per leger de breve; li medici greve--pagarse de cose, siroppi de rose--ed altri vaseglie; denar piú che griglie--ce vono a la fiata.
A quanti mali è l'om sottoposto, non porría om tosto--per risme contare; glie medici el sanno, che contano el costo, che scrivon lo 'ncostro--e fonse pagare; abreviare--sí n'opo esto fatto che compiam ratto--la nostra dittata.
Ecco lo verno che viene piovuso, diventa lotuso--e rio gir d'entorno; venti, freddura e neve per uso a l'omo è noioso--per far suo sogiorno; non è nel monno--tempo che piaccia e questa traccia--non è mai finita.
Ecco la state che vien con gran calde, angustie grande--con vita penosa: de giorno le mosche d'entorno spavalde, mordendone valde,--che non ne don posa; passa sta cosa--ed entra la notte: le pulce son scorte--a dar lor beccata.
Stanco lo giorno gíame a letto, pensava l'affetto--nel letto posare; ecco i pensieri, lá ov'era retto, aveanme constretto--a non dormentare; or al pensare,--volvendome entorno, tollendome el sonno,--per molte fiata.
Fatto lo giorno, ed io arcomenzava; qual piú m'encalzava,--quella prendea; non venía fatta como pensava, adolorava--che nolla compía; el dí se ne gía--ed ecco la notte a darme le scorte--com'el'era usata.
Compíta l'una, ed eccote l'altra; e questa falta--non pote fugire; molte embrigate enseme m'ensalta, pegio che malta--è 'l mio sufferire; o falso desire, ed o' m'hai menato, ché sí tribulato--passo mia stata?
Cusí tribulato vengo a vecchieza, perdo belleza--ed omne potere; devento brutto, perdendo netteza, grande splaceza--dá el mio vedere, ed opo m'è gire--per forza a la morte a prender le scorte--che dá en sua pagata.
O vita fallace do' m'hai menato e co m'hai pagato--che t'aio servito? Haime condutto ch'io sia sotterrato e manecato--dai vermi a menuto; or ecco el tributo--che dái en tuo servire e non pò fallire--a gente ch'è nata.
O omo, or te pensa che è altra vita, la qual è enfinita--do' n'opo andare; e socce doi lochi lá 'v'è nostra gita: l'una compíta--de pien delettare, l'altra en penare--piena de dolore, o' so gli peccatore--con l'anema dannata.
Se qui non lasse l'amor del peccato, serai sotterrato--en quel foco ardente; se qui tu lassi e senne mendato, serai translato--con la santa gente; ergo presente--facciam correttura, ché en affrantura--non sia nostra andata.
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