Italian poem
Contenzione Infra L'Anima E Corpo
Audite una 'ntenzone--ch'è 'nfra l'anima e 'l corpo; battaglia dura troppo--fin a lo consumare.
L'anima dice al corpo:--Facciamo penitenza, ché possiamo fugire--quella grave sentenza
e guadagnar la gloria--ch'è de tanta piacenza; portimo onne gravenza--con delettoso amare.--
Lo corpo dice:--Turbome--d'esto che t'odo dire; nutrito so 'n delicii,--nollo porría patire; lo celebr'aio debele,--porría tost'empazire: fugi cotal pensiere,--mai non me ne parlare.
--Sozo, malvascio corpo,--lussurioso, engordo! ad omne mia salute--sempre te trovo sordo; sostieni lo flagello--d'esto nodoso cordo, emprende sto discordo--ché t'è ci opo danzare!
--Succurrite, vicini,--ché l'anima m'ha morto! alliso, ensanguenato,--disciplinato a torto! o impia, crudele,--ed ad que m'hai redotto? starò sempr'en corrotto,--non me porrò allegrare.
--Questa morte sí breve--non mi siría 'n talento. Somme deliberata--de farte far spermento; dagl cinque sensi tollere--omne delettamento, e nullo piacemento--t'agio voglia de dare.
--Si da li sensi tollime--li mei delettamenti, siragio enfiato e tristo,--pieno d'encrescementi; torrotte la letizia--nelli tuoi pensamenti; megli'è che mo te penti--che de farlo provare.
--La camiscia spògliate--e vesti sto cilizo; la penetenza vètate--che non abbi delizo; per guidardone dónote--questo nobel pannizo, ché de coio scrofizo--te pensai d'amantare.
--Da lo 'nferno recastela--questa veste penosa; tesseala 'l diavolo--de pili de spinosa; omne pelo pareme--una vespa orgogliosa; nulla ce trovo posa,--tanto dura me pare.
--Ecco lo letto; pòsate,--iace en esto gratizo! lo capezal aguardace--ch'è un poco de paglizo: lo mantellino cuoprite,--adusate col miccio; questo te sia deliccio--a quel che te voglio fare!
--Guardate a letto morbedo--d'esta penna splumato! pietre rotonde vegioce--che venner dal fossato; da qual parte volgome,--rompome el costato; tutto son conquassato,--non ce posso posare.
--Corpo, surge; lèvate!--ché suona matutino; leva su, sonocchiate--en officio divino; legge nuove emponote--perfine a lo maitino; emprende esto camino--che sempre t'è opo fare.
--Como surgo, levomi,--che non aggio dormito? Degestione guastase,--non aggio ancor padito; scorsa m'è la regoma--per lo freddo c'ho sentito; el tempo non è fugito,--lassame ancor posare!
--Ed o' staisti a 'mprendere--tu questa medicina? per la tua negligenza--dotte una disciplina; si piú favelli, tollote--a pranzo la cocina; ché questa tua malina--penso de medecare.
--Or ecco pranzo ornato--de delettoso pane nero, azemo e duro--che nol rosecára 'l cane! Non lo posso enghiuttire,--sí reo sapor me sane! Altro cibo me dáne,--se me voli sostentare.
--Per lo parlar c'hai fatto,--tu lassarai el vino; né a pranzo né a cena--non mangerai cocino; se piú favelli, aspèttate--un grave disciplino; questo prometto almino--non te porrá mucciare.
--Recordo d'una femena--ch'era bianca, vermiglia, vestita, ornata, morbeda,--ch'era una maraviglia; le sue belle fateze--lo pensier m'asutiglia; molto sí me simiglia--de potergli parlare.
--Or attende 'l premio--de questo c'hai pensato; lo mantello artollote--per tutto sto vernato; le calzamenta lassale--per lo folle cuitato; ed un disciplinato--fin a lo scorticare.
--L'acqua che bevo noceme,--caggio 'n etropesía; lo vino, prego, rendeme--per la tua cortesía! Se tu sano conserveme,--girò ritto per via; se caggio 'n'enfermaría,--opo me t'è guardare.
--Poi che l'acqua nòcete--a la tua enfermentade e lo vino noceme--a la mia castitade, lassa lo vino e l'acqua--per la nostra sanetade; sostien necessitate--per nostra vita servare.
--Prego che non m'occide!--nulla cosa demanno; en veritá promettote--de non gir mormoranno; lo entenzare veiome--che me retorna en danno; che non caggia nel banno--vogliomene guardare.
--Se te vorrai guardare--da omne offendemento, sirotte tratta a dare--lo tuo sostentamento; e vorròme guardare--dal tuo encrescemento; sirá delettamento--nostra vita salvare.
Or vedete 'l prelio--c'ha l'omo nel suo stato! tante son l'altre prelia,--nulla cosa ho toccato; che non faccian fastidio,--aggiol'abbreviato; finisco sto trattato--en questo loco lassare.