Italian poem
Xcvii
AMAESTRAMENTO AL PECCATORE CHE SE VOLE RECONCILIARE CON DIO
O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare, questa lauda t'ensegna--quello che déi fare.
Tu déi esser pentuto--de tutto el tuo peccato, e déilo confessare--col core umiliato, e far la penitenza--sí como t'è comandato, e, poi che l'hai lassato,--noi déi mai repigliare.
Tu déi ben perdonare--a chi t'ha fatto offensanza col core e con la bocca--senza niuna fallanza; e se tu hai altri offeso,--déi cheder perdonanza acciò che Iesú Cristo--ti degga perdonare.
Se tu hai de l'altrui,--rendelo interamente, quanto puoi piú cetto,--non lo 'nduciar niente; e non ti confidare--né in figlio né in parente, perché hanno costumanza--del troppo retardare.
Tu déi recessare--onne ria compagnia, per ciò che fa cadere--molto cetto in follia; e costumar con buoni--che ti don buona via, per la qual tu possi--l'alma tua salvare.
La bocca déi aver chiusa--e la lengua affrenata, e non li trar lo freno,--se non poche fiata; e sempre sie sollicito--tenerla ben guardata, per ciò che ha costumanza--de molto morsecare.
Chi la sua bocca ha aperta,--e la lengua tagliente, molto legiermente--deventa maldicente; ed onne ben che fai--poco ti vale o niente, ché la tua mala lengua--tutto tel fa furare.
Al tuo corpo misero--non déi acconsentire, per ciò che sempre vole--manecare e dormire, e non cura niente--giamai a Dio servire, en ioco ed in solazo--sempremai vorría stare.
Fallo levar per tempo--senza nulla pigrezza, e mettilo in fatica--che non li sia agevolezza, e vallo recessando--d'onne carnal vaghezza; se questo non li fai,--te fará tralipare.
Falli fare astinenza,--che non sia piú goloso; portar li panni aspri,--che non sia piú gioioso; ed operare buone opere--che non stia piú ozioso, e, perché è mal servo,--délo disciplinare.
Tu déi stare affissato,--non déi gir molto atorno, ché nuoce de vedere--le vanitá del monno; non portar gli occhi in alto,--ma portali in profonno, per ciò che son ladroni--de l'anima predare.
Quello che l'occhio vede--sí lo riporta al cuore, el falo repensare--de lo carnale amore, e, poi che ci ha pensato,--sí retrova el pegiore, e perciò è buona cosa--sempre l'occhio guardare.
Tu déi guardar l'orecchie--da li mali udimenti, e retener le mano--dai villan toccamenti, e déi esser ben composto--nelli tuoi portamenti, sí che onne om che ti vede--si possa edificare.
Tu déi stare all'offizio--molto devotamente, e de onne adversitate déi essere paziente; ad qualunche te domanda,--rispondi umilmente, ed onne intenza inutile,--quanto puoi, recessare.
Non déi essere schifo,--né molto desdegnoso, sí com'è lo zitello--che è superbo e lagnoso; le mano déi aver larghe--e lo core pietoso, ed onne cosa che dái,--molto volontier dare.
Le parole de Dio--volontier déi udire, ed alli tuoi prelati--umilmente ubidire, e li santi sacerdoti--in reverenzia avere, perciò che son pastori--per l'anime salvare.
E ciascuno in suo luoco--déi portare in amore, e conservare pace--sempre nel tuo core, ed onne altra persona--déi credere tuo migliore, e 'n tutti li tuoi fatti--te déi umiliare.
L'umilitate è quella--che fa essere amato, e da Dio e dal mondo--essere esaltato, e lo tuo core sempre--te fa aver consolato, perciò la umilitate--molto la devi amare.
Tu devi lo tuo core--conservare en netteza, non li lassar pensare--nulla laida laideza, acciò che possi fare--piú degna peniteza, en nullo male amore--te devi delettare.
La tua confessione--déi far molto spesso, e li tuoi offendimenti--déi dicere tu stesso, acciò che Cristo Dio--sempre ti stia dapresso, de li suoi benefizi--lo déi regraziare.
Tu te déi sforzare--de gire sempre inanti, e non tornare endrieto--sí como fon li granchi, acciò che tu aggi--la corona de li santi, nel ben c'hai cominciato--devi perseverare.
NOTE:
Queste cinque laude proxime sequente erano nel libro todino in fine (Nota del Bonaccorsi).