Italian poem
Al Cardinale Ippolito de' Medici
by Francesco Berni (1610–1673)
S’i’ avessi l’ingegno del Burchiello, io vi farei volentieri un sonetto, ché non ebbi già mai tema e subietto più dolce, più piacevol né più bello.
Signor mio caro, io mi trovo in bordello, anzi troviànci, per parlar più retto: come tante lamprede in un tocchetto, impantanati siam fin al cervello.
L’acqua e ’l fango, i facchini e i marinari ci hanno posto l’assedio alle calcagna, gridando tutti: "Dateci danari!".
L’oste ci fa una cera grifagna e debbe dir fra sé: "Frate’ miei cari, chi perde in questo mondo e chi guadagna:
all’uscir della ragna, di settimana renderan gli uccelli". E facci vezzi come a suoi fratelli.
Vengon questi e poi quelli e dicon che la rotta sarà presa qua intorno a san Vincenzio o santa Agnesa;
che noi l’abbiamo intesa più presto sotto a mangiarci lo strame, ch’andare inanzi a morirci di fame
a quello albergo infame che degnamente è detto Malalbergo; ond’io per stizza più carta non vergo.
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