Versos Italian Francesco De Lemene Per non esser da Voi infastidito

Italian poem

Per non esser da Voi infastidito

by (1634–1704)

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PER non esser da Voi infastidito Col chiedermi del Cascio, o Signor Maggio, Ecco una Forma intera di Formaggio, Che quando fò il servizio, il fò compito. Vengono ancor quattro versetti, e solo Che da voi letti fossero io vorrei: Stan pur ben col Formaggio i versi miei, Che sono versi da Pizzicajuòlo. Non vorrei, che gli andaste altrui mostrando; E se il Buon, mi direte, è diffusivo, Senza partecipar quel che vi scrivo, Partecipate altrui quel, che vi mando. Se i venerandi miei Padri Coscritti Sapesser, che ho fatt’io questi Quartetti, Quasi fossero illeciti diletti, Me ’l metterian nel numer de’ delitti. Quindi per castigarmi del peccato, Certo mi priverian dell’Assemblea Di questa onoratissima Galea, Ed io m’appiccherei per disperato. Ma tornando a proposito del Cascio, Che allora è caro più, quando men costa, Senza serbar per me pure una crosta, Se fosse ancora più, tutto ve ’l lascio. Non so già qual caligine Cimmeria Faccia, ch’io non comprenda la ragione, Che rimanendo a me la privazione, 11 dare a voi la Forma è una Materia. Pur di far tal Materia io mi contento Per mostrarvi così quanto v’am’io: Non potete già dir, dell’Amor mio Di non aver in Forma un’argomento, Riflettendo alla sferica figura Direte, che il mio Cascio ha del celeste; È ver; ma fora meglio se diceste Esser del Ciel per esser cosa pura. Voi del Tosco parlar date la norma, Voi siete del Senato Segretario, Ma volgendo il Boccaccio, e ’l Formolario Non troverete una sì bella Forma. Di latte, e di zaffran tai Forme fatte Pon ricordare a voi ne’ pregi loro E col color la bell’età dell’oro, E col sapor, quand’era cibo il latte. O che somigli a me meglio dir posso, Se non voglio dal Ver torcere il passo: Somiglia al corpo mio per esser grasso, Ed all’ingegno mio per esser grosso. Ma qual si sia delle persone nostre A suo piacer questo ritratto esprima; Per metterlo in un luogo di gran stima, Mettettel pur nelle busecche vostre. V’aguzzerà di morder i talenti, Che di far tal’effetto ha gran potere Se nel morder l’altrui brusche maniere A veste a caso istupiditi i denti. Per non far, che un Amico abbia a dolersi So che le cose mie non morderete; Pur se volete morderle mordete, Ma mordete il Formaggio, e non i versi. Mordetel pur, trinciatelo in più modi, Tutto a vostro piacer lo lacerate, Fate quel che vi par ma nol biasmate Ch’è Formaggio degnissimo di Lodi.