Versos Italian Gabriele D'Annunzio Le città del silenzio

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Le città del silenzio

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LE CITTÀ DEL SILENZIO

ferrara. pisa. ravenna. O

e l’alta imagine ond’io mi consolo nella mia mente. Loderò i tuoi chiostri ove tacque l’uman dolore avvolto nelle lane placide e cantò l’usignuolo ebro furente.

Loderò le tue vie piane, grandi come fiumane, che conducono all’infinito chi va solo col suo pensiero ardente, e quel lor silenzio ove stanno in ascolto tutte le porte se il fabro occulto batta su l’incude, e il sogno di voluttà che sta sepolto sotto le pietre nude con la tua sorte.

O

Quale una donna presso il davanzale, socchiusa i cigli, tiepida nella sua vesta di biondo lino, che non è desta ed il suo sogno muore; tale su le bell’acque pallido sorride il tuo sopore. E i santi marmi ascendono leggeri, quasi lungi da te, come se gli echi li animassero d’anime canore.

Ma il tuo segreto è forse tra i due neri cipressi nati dal seno de la morte, incontro alla foresta trionfale di giovinezze e d’arbori che in festa l’artefice creò su i sordi e ciechi muri come su un ciel sereno. Forse avverrà che quivi un giorno io rechi il mio spirito, fuor della tempesta, a mutar d’ale.

R

di quel ferro onde il Fato è invincibile, spinta dal naufragio ai confini del mondo, sopra la riva estrema!

Ti loderò pel funebre tesoro ove ogni orgoglio lascia un diadema. Ti loderò pel mistico presagio che è nella tua selva quando trema, che è nella selvaggia febbre in che tu ardi. O prisca, un altro eroe tenderà l’arco dal tuo deserto verso l’infinito. O testimone, un altro eroe farà di tutta la tua sapienza il suo poema.

Ascolterà nel tuo profondo sepolcro il Mare, cui ’l Tempo rapì quel lito che da lui t’allontana; ascolterà il grido dello sparviere, e il rombo della procella, ed ogni disperato gemito della selva. «È tardi! È tardi!» Solo si partirà dal tuo sepolcro per vincer solo il furibondo Mare e il ferreo Fato.