Italian poem
Sul lago di Nemi
Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, precipitando, un fuoco torbido. Ma su l’acque,
chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, un pallore cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno.
Chi nel divino grembo del lago adunava tant’ira? Livide, mute, l’acque minacciavano;
come d’un lungo sguardo nemico seguivano il nostro passo; vincean d’un freddo fascino i nostri cuori.
Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte illuminò d’un lampo l’anima sbigottita.
Parvemi andar lungh’esso un lido letale, uno Stige; e de l’amata donna l’ombra condurre meco.
Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe si dissolveano; ed. ecco, tutto era morte in noi,
tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra felicità non altro eran che morte cose.
Oh visione aperta per sempre a l’anima mia! Rapidamente l’acque s’oscuravano.
Senza tremare, immote, opache, celando l’abisso, più minacciose l’acque parean volgere
al malefizio i cieli. Le nubi piombavano sopra; stavano intenti i boschi sopra, nel grande orrore.
Quasi era spento il fuoco per l’aria; ma ultima ardeva come una face in Nemi rossa la torre orsina.