Italian poem
Certo avverrà, che di Nettun fremente
Certo avverrà, che di Nettun fremente L’unica Sposa le sals’onde avvive. Là dove alta Reina Siede in perpetuo stato, E l’alma fronte rassereni a’ canti, Che ha di Parnaso il Livian guerriero. Però ch’ei solo al mansueto impero, All’auree leggi della nobil gente, Or de’ fiumi sonanti Sulle gelate rive Ed or dell’Alpi in fra le selve armato Valse a cessar barbarica ruina. Sempre là dove il Cielo aspro destina, Sen vola in cieca notte uman pensiero; Ma s’era nostro il fato, Lungo l’Adda corrente, Italia mia, che sospirosa or vive, Fatta era Flegra de’ più rei Giganti. Vivace amor, troppo trascorri avanti; Non sai, che a largo dir pena è vicina? Seguasi dunque, o Dive, Per l’immortal sentiero, E l’atra stige, il Cavalier possente Fugga sull’ali al corridor stellato. Dolce bramar, che su nel Cielo aurato Non sorga al nostro giorno Alba di pianti; Nè ch’Espero dolente Caschi in onda marina; Ma quando assale empio Orïone e fiero; Tifi è nocchier, s’avvien, che in porto arrive. Chi dunque meta, o Livïan, prescrive Nel Ciel di Marte al tuo gran nome alato, Se tu raccogli altero Dalle sventure i vanti; Nè più che al verno antica rupe alpina, A sorte avversa il tuo valor consente? Te dentro il sangue, te nell’armi ardente, Quasi orribile tuon, fama descrive, Te l’alta Senna inchina, Te il Parto faretrato, Te dell’Istro nevoso ancor tremanti I gorghi, e i gorghi del superbo Ibero.