Versos Italian Gabriello Chiabrera Benchè la sacra mano

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Benchè la sacra mano

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Benchè la sacra mano Del tuo divin Pastore Forza avesse e valore Sulle celesti porte, Ei non per tanto invano Potea sentir desto Di contrastar l’obblío Compagno della morte; Mostro di denti adamantino, e forte A vincer la memoria, Che de’ nomi famosi Fra noi vola e rivola, Guastando ogni lor gloria Con aliti fumosi Dell’infernal sua gola. Contra sì cruda asprezza Non temprano l’incudi De’ gran Ciclopi ignudi Strale sonoro, ardente; Nè ’l bello Ermo ha ricchezza Nel suo liquido regno, Che ’l sì terribil sdegno A placar sia possente; Sol di Permesso ombroso acqua lucente Febo immortal diffonde, Ch’all’odïosa peste Fuga apporta e veneno, E terso entro quell’onde Quaggiù valor celeste Splende ognora sereno. Quinci l’alte corone Chiare fian sempre e conte, Che cerchiaro la fronte A’ Pastor Savonesi; Ed Arno d’un Leone Gode a’ titoli egregi, Onde son vinti i regi Più larghi e più cortesi: Quinci scherne l’onor de’ gran Farnesi Lete profondo e cieco; In fin l’Aonie Dee Soverchiano ogni assalto; Ed or vengono teco Con cetre Aganippee Per Sisto, e per Montalto. Quanto il Romano Impero A’ figli ed a’ nepoti De’ popoli devoti Fia caro e riverito, Tanto con suono altiero D’infaticabil canto Sarà di Sisto il vanto Meravigliando udito: Esser ben può che si cosparga il lito Dell’atterrate moli, Orti, fonti, sculture, Gran templi al fin son frali; Corso di pochi Soli Lascia ben mal secure L’opere de’ mortali. Ma l’occhio che mirarle Non potrà dar spavento Al peregrin, ch’intento Fissa nel guardo i rai, Potrà ben ammirarle, O Costantin gentile, Nel tuo facondo stile Salde via più che mai; All’oprar suo caduco il pregio dai Dell’immortalitate. Ma suoi giusti pensieri, Ma di pietà suo zelo, Opre da te lodate Ci fan pronti e leggieri A gire inverso il cielo.