Versos Italian Gabriello Chiabrera Corte, senti il nocchiero

Italian poem

Corte, senti il nocchiero

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Corte, senti il nocchiero, Che a far cammin n’appella: Mira la navicella, Che par chieda sentiero: Un aleggiar leggiero Di remi, in mare usati A far spume d’argento, N’adduce in un momento A’ porti desïati. E se ’l mar non tien fede, Ma subito s’adira, Ed io meco ho la lira, Che Euterpe alma mi diede: Con essa mosse il piede Sull’Acheronte oscuro Già riverito Orfeo; E per entroa l’Egeo Arïon fu sicuro. Misero giovinetto! Per naviganti avari Nel più fondo de’ mari Era a morir costretto; Ma qual piglia diletto D’affinar suo bel canto Bel Cigno anzi ch’ei mora; Tal sulla cruda prora Volle ei cantare alquanto. Sulle corde dolenti Sospirando ei dicea: Lasso, che io sol temea E dell’onde e de’ venti, Ma che d’amiche genti, A cui pur m’era offerto Compagno a lor conforto, Esser dovessi morto, Già non temea per certo. Io nel mio lungo errore Altrui non nocqui mai; Peregrinando andai Sol cantando d’Amore; Al fin tornommi in core Per paesi stranieri Il paterno soggiorno, E facea nel ritorno Mille dolci pensieri. Vedrò la patria amata, Meco dicea, correndo Fiami incontra ridendo La madre desïata. Femmina sventurata, Cui novella si dura Repente s’avvicina, Ah che faria meschina, Se udisse mia sventura! Fosse ella qui presente, E suoi caldi sospiri, E suoi gravi martíri Facesse udir dolente; Saria forse possente Quella pena infinita Ad impetrar pietate; Onde più lunga etate Si darebbe a mia vita. Qui traboccò doglioso Dentro del sen marino; Ma subito un delfino A lui corse amoroso: Il destrier squamoso, Che avea quel pianto udito, Lieto il si reca in groppa; Indi ratto galoppa Vêr l’arenoso lito.