Italian poem
Cosmo, a cui stanca, e d'aspri affanni oppressa
Cosmo, a cui stanca, e d’aspri affanni oppressa La Patria corse, e con la man paterna Forte l’ergesti, e di beltà superna Lasciasti in lei fulgida forma impressa, Or che del figlio al gran valor commessa Indi la scerni, ove il gioir s’eterna, Quanto godi in mirar, che alto governa Lo scettro, e i regni fortunar non cessa? Tu calchi il Polo, e d’Orïon tu sorgi Oltre le fiamme, e nel maggior sereno Tra magnanimi Eroi ti assidi in alto. Nè però reggia in sulla terra scorgi, Che d’alma pace più s’illustri, o meno Paventi ingiusto di rio Marte assalto.