Versos Italian Gabriello Chiabrera Deh chi viole nate a par col giorno

Italian poem

Deh chi viole nate a par col giorno

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Deh chi vïole nate a par col giorno Mi sparge intorno? Che adorno a’ Tempj di Lucia sospiri? Io pur dolente, io pur a lei ritorno, Perchè tra’ rei martiri M’avanzi lume, onde mia vita io miri. Nè picciol varco da sentier travio Il mio desio, Se invio a lei vivi di fede accenti; Ch’ella fatta sul cielo amor di Dio, Ben può con preghi ardenti Cessare a nostre colpe aspri tormenti. E la mercè di che le fo preghiera Non fia primiera, Chè altera troppo sua pietà risplende: O non pur sempre è numerosa schiera, Che puro incenso accende, E lieti segni al sacro Altare appende? Or fin qui lasso (ed ella lor si pieghi) Sia di miei preghi: Ma spieghi ratto ora mia rima un volo Per le sue lodi, e nulla rete il leghi; E su per l’aureo polo Si mandi altro per me, che affanno e duolo. Vago tesoro in Gerico frondosa Candida Rosa, Che ascosa d’Ape al susurrar vicino, Anco di lieve auretta è paventosa, Auretta di mattino, Ch’è l’anelar dell’Alba in suo cammino. Ivi non scrive in sua famiglia Aprile Fior sì gentile, Che vile seco in paragon non vada; Ed ella a neve di candor simíle Non degneria rugiada, Che pura pura giù dal ciel non cada. Sol dalle verdi spine, in che fiorita Si sta romita, Invita l’orme del pastor per via. Dolce odorando, a non più far partita; Ed egli o lunge o sia Presso l’albergo, ogni viaggio obblia. O quante tempre, onde suoi vaghi onori Io pur colori! Ma s’ori giungo ardenti, o se diamanti, O se vivi del Sol giungo splendori, Non dirò tanto avanti, Che canti pregi a te, Lucia, sembianti.