Versos Italian Gabriello Chiabrera Di mille pregi chiare

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Di mille pregi chiare

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Strofe. Di mille pregi chiare Apparver d’Abraam l’inclite genti, Quando di Faraon gli sdegni ardenti Furo sommersi in mare; E quando per l’Arabia aspri tormenti Ebbero incontra, e quando lor concessa Fu la felice Regïon promessa. Antistrofe. Ma via più sfavillaro Schiere più grandi e di più gran virtute, Poichè l’Apportator della salute Sacre Mamme lattaro: A cantar quegli Eroi tra le più mute Fora la lingua in favellare ardita: Non corre mortal piè strada infinita. Epodo. E non per tanto lo splendor di Pietro Tra sì fulgidi lampi egual non vuole: Dunque se oso lodarlo, affiso il Sole, E chiudo il mare immenso in picciol vetro. Strofe. Ma che dico? Viltate È ben oprando abbandonar speranza; Non può trista cader mortal possanza Nell’imprese onorate; Però se in dir di lui, che ogni altro avanza, A mezzo il corso verrà meno il dire, Sarà nostra corona il grande ardire. Antistrofe. Siccome alpestre scoglio Sprezza i furor del minaccioso Egeo, Così le furie, e dello stuolo Ebreo Pietro sprezzò l’orgoglio: E come tuona ad atterrar Tifeo Fiamma che giù dal ciel scende veloce, Tonava il suon della sua nobil voce. Epodo. Quinci del Crocifisso egli scoperse L’odiata insegna di Sïon sul monte, Mirabile trïonfo! e sull’Oronte Diede battaglia alle falangi avverse. Strofe. Poscia a più forte guerra Verso il colle Tarpeo volse le piante, E l’adorato allôr Giove tonante Ivi percosse a terra: Quante minacce, quanti oltraggi, quante Insidie suscitò l’ira Romana? Ma degl’iniqui la fatica è vana. Antistrofe. Simone il manifesti, Mago in un punto scellerato e folle: Ei per l’alto dell’aria irsene volle Verso i campi celesti; E mentre di quell’ali il volo estolle, Che fabbricate aveva arte d’inferno, Diceasi caro al Regnator superno. Epodo. Allor nel gran teatro il popol folto Meravigliando gridi alti diffuse, E nelle piume, a sollevar non use Umane membra, ei tenea fiso il volto. Strofe. Ed ecco apre la bocca Pietro, ed i prieghi non fornisce appieno, Che ogni possanza al volator vien meno, E giù dal ciel trabocca. Rimbombò da lontan l’ampio terreno Per la percossa, ed ei fiaccato e lasso, Non che volar, non potea muover passo. Antistrofe. Non è frale bugia, Anzi per lunga esperïenza è vero, Che cieco il peccator dal buon sentiero In suo cammin travia: All’Uom santo dovea Nerone il fiero, Di sua benevolenza aprir le porte, Ed ei le chiuse, e lo condusse a morte. Epodo. Ma meraviglia saggio cor non prenda Su ciò pensando: il Correttor del mondo Vuol che si tocchi de’ martirj il fondo Pria che a bearsi su nel ciel s’ascenda. Strofe. Ampio mar di martíri Tragitto Pietro, indi però fu scorto D’estremi gaudii a sempiterno porto Sopra gli Eterei giri. Colassù d’ogni ben, d’ogni conforto Beve fontana appresso il Re de i cieli, Ed adempie il desir de’ suoi Fedeli. Antistrofe. Prova se ne vede ora, Che di tante eccellenze anima adorna, Urbano Ottavo in Vatican soggiorna, E qual Dio vi s’adora: Ritorna in terra, o bell’Astrea, ritorna; Alla tua Deïtà s’appresta Regno, Che per te non si dee prendere a sdegno. Epodo. A peregrin far dispietato inganno Non mireransi Licaoni infesti, Nè per cena crudel pianger Tïesti, Ma l’opre d’Innocenza il seggio avranno.