Italian poem
Se quel vago diletto
Se quel vago diletto, Onde lusinga Amore, E desïabil esca, O se ne sparge il petto D’un immenso dolore, Che sempiterno cresca, E se mentre ei rinfresca In disarmato seno Lampi vivaci e dardi Fatti di chiari sguardi, Infonde con la piaga empio veneno, Oggi fia specchio, e fia sentenza egregia L’alta bellezza che Bettania fregia. Qual colomba vezzosa, Che le tenere piume Verdeggia e porporeggia, Or sull’ali amorosa, Or su lucido fiume Si specchia e si vagheggia; E dove selva ombreggia, Ivi si tien felice, Quando schiera pennuta La gira e la saluta: Tal già si fe’ la santa peccatrice, E di gaudio maggior l’alma pascea, Quanto più fier Gerusalemme ardea. Ma dove l’ora apparse, Che aperse il cammin vero, E le sbandò le ciglia, In altro foco ella arse, E con miglior pensiero L’anima riconsiglia; La guancia, meraviglia Già di cotanti lumi, Vie meno allor fiorisce; Torbido scaturisce Il bell’occhio seren lucidi fiumi, E la man di quel crin fa strazio agli ori, Che tanto dianzi strazïava i cori. Quivi muove veloce, E del Maestro adora Le santissime piante, E mentre ei pende in croce, Nella durissim’ora Ella gli fu costante. Quanti gemiti, quante Querele ella diffuse In sul sepolcro aperto? E per aspro deserto, Già disparito Lui, come si chiuse? Qual ivi pianse e flagellossi poscia? Verace Amor che non paventa angoscia. Or su dagli alti cieli Ella, che ben intese Del falso amor gl’inganni, L’anime ne disveli, E disgombri cortese Nembo di tanti affanni. Miseri noi, che gli anni, Nostra vera ricchezza, Spendiamo in poca terra, Che ne contrasta in guerra Armata d’amarissima dolcezza, E tra gl’incanti di nemiche Maghe Sì care abbiamo al cor catene e piaghe.