Italian poem
Ad un'antica immagine della Madonna
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Oh, se quel dolce labbro, che d’amore Pur sorridendo parla, si schiudesse; Se ciò, che ascose in core Per tanto tempo, quella Pia dicesse;
Quante tacite pene e quanti voti Non d’altri al mondo, che da Lei, compresi, Quanti conflitti ignoti E segreti martìr sarian palesi!
L’umile paesel non ha dolori Che non ricorra alla chiesuola antica, E da te grazia implori, O non mai tarda degli afflitti amica.
Lì sgomentata, l’abito negletto, Vien giovin madre che per pochi istanti All’egro pargoletto Il conforto rapì de’ suoi sembianti.
Pel suo fedel sepolto e pe’ garzoni Lontan lontano militanti accende Povera cera e doni Di pochi fior la vedovella appende,
Che conta i giorni e piagne. Oh, se non vista La sua lagrima cade, e profumato Lin non la bee, men trista Anco sgorga dal cor racconsolato.
Miti ha gli affanni il povero che crede Nè per andar di tempi e di fortuna Si pente della fede, Che da’ canti materni apprese in cuna.
Dal fior della scïenza amaro tosco Sugge l’audace secolo: più tenta I chiusi abissi e fosco Più lo raggira il dubbio e lo tormenta.
Stretti nel pugno i conquistati veri Sale superbo incontro al cielo: immensa Luce è ne’ suoi pensieri, Ma la notte del cor si fa più densa.
Per tutto investigar di tutto incerto Ciò che si creda e che si speri ignora. O co’ tuoi sogni esperto La febbre ad irritar che ti divora,
Povero ingegno uman, di tanti voli, Onde il mondo abbracciasti e pellegrino Oltre i lontani soli Ferver sentisti l’alito divino,
Degno frutto ti par questa sparuta Di vil lucro maestra e di sozzura Filosofia che muta L’anima in fango e l’avvenir ti fura?
Ahi, dal dì che lo scettro in sua man tolto, «Più non v’ha Dio,» l’uom disse e re si assise Dell’universo, il volto Scolorato abbassò nè più sorrise.
Spento il sereno fior della speranza Che rimena la stanca anima a Dio, Quello che al mondo avanza È notte sconsolata e freddo obblio.
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