Italian poem
Amore immortale
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Era un giorno di festa, ed ella ed io In silenzio posati alla finestra Contemplavamo il sol che vaporoso In grembo si calava alle montagne. Malinconicamente ivan battendo I nostri cori che il giocondo affanno Già sentiano d’amore e desïosi Si cercavano. In questa ora di pace, Quando disceso ai bassi lidi il sole Lascia tepida l’aria e gli augelletti Gli dan l’ultimo addio: tra pianta e pianta Guata furtiva la nascente luna, E per la valle tacita si spande L’argenteo suon delle piangenti squille, Com’è dolce l’amor! come favella Onnipossente all’anima! le braccia Nel delirio de’ sensi il garzoncello Cupido allarga e china il mento al petto, Di non stringer turbato altro che il vento. Maria, le dissi, irrequïeto il core Mi batte in seno. E dove un altro core Troverà che a’ suoi battiti risponda? Di subitana porpora suffusa I dolci occhi abbassò la verginetta, E sovra l’ale d’un sospir mi diede La sua risposta. Indefiniti, oscuri Presentimenti l’assaliro: al cielo Levò gli occhi pensosi e sorridendo Mi disse: colassù vivono i cori, Colassù si uniranno i nostri amori. Vissi un anno di cielo. Il nostro amore, Come l’amor di due fanciulli e come Degli angioli l’amor, era innocente E sereno. Che ebbrezza è di due cori, Di due cori commisti in un affetto, Senza vel come il nostro e senza tempo! Chi dogliosa di lagrime vallea Disse la terra, non conobbe amore; Perchè questa di lagrime vallea A chi conobbe amore è paradiso. Maria, la bella fanciulletta, un tempo Usa a correr con me per le foreste E le floride fratte, insidïando Occhiute farfallette e pigolanti Nidi di capineri e d’usignuoli; Maria, che di anni e di beltà cresciuta Con un nodo di rose il suo destino Volle per sempre al mio destin congiunto; Maria, l’innamorata giovinetta, Mise un giorno dal cor lungo un sospiro E della vita uscì. Scesa di cielo Questa nivea colomba al primo nido Bella di affanni e d’innocenza ascese. Nè di lagrime asperse il suo cammino, Esulante ritrosa: un tale amore Colla vita non cade: amor dell’alma Rompe la pietra del sepolcro e vive Come l’anima eterno ed infinito. Non mentiva la pia, quando levando Al ciel gli occhi pietosi e sorridendo Mi disse: colassù vivono i cori; Colassù si uniranno i nostri amori. Piansi il fior de’ suoi verdi anni caduto Innanzi tempo. Se la Fè mi toglie Dal volgo degli umani, umano il core Ho pur nel petto e non ignoro il pianto, Questa pia di gentili alme fralezza. Piansi la cara vergine che volle Con un nodo di rose il suo destino Eternamente al mio destino unito; Ma provvida la Fede ad asciugarmi Venne il pianto non degno, e consolate Oggi sollevo le pupille al cielo. Morta non è l’amabile compagna De’ miei primi trastulli: i suoi begli occhi In me, come solea, tien fisi ancora, Ancor mi parla e della vita ai duri Affanni mi avvalora: io l’odo all’alba Che nel prato mi chiama, e delle selve Nel vespertino murmure l’ascolto. Quante piaghe risana e quanto assenzio Raddolcisce la Fè! Sotto il balcone, Ove, il labbro tacendo, i nostri cori Si parlaron d’amor, cresce solingo Un fiorellino, di sua casta mano Antica cura. Or ella messaggero Dell’amor suo s’è fatto il fiorellino Ch’ogni dì manda a salutarmi e dice: Non ti scordar di me, mio dolce amore. Ch’io mi scordi di te? rispondo, e gli occhi Mi vanno al ciel di lagrime velati. Morta non è la vergine che assisa Meco al balcone un dì di festa, il volto D’onesto foco imporporata, al cielo Levò gli occhi pensosi e sorridendo Mi disse: colassù vivono i cori; Colassù si uniranno i nostri amori.