Italian poem
A Teresa Barrera-Fogazzaro di Vicenza
by Giacomo Zanella (1820–1888)
Rapido ardente pellegrino all’onda Del tranquillo Ciresio il cor vïaggia, Ove di notte una magion gioconda Vivo chiaror di spesse lampe irraggia.
Sonar l’intima stanza odo di liete Voci: già ferve l’ospital convito; Volan gli augurî; un nome si ripete Al mio cor quanto noto e riverito!
Aprite, alme gentili, al pellegrino Dall’ancor serva Italia a voi venuto Per bevere un bicchier del vostro vino E d’antica amistà darvi il saluto.
O mio soave Antonio, o Marïano, E tu materna gloria, Ina! felici Io vi riveggo, o sospirati invano Per tante lune da’ lontani amici.
Non io credea, che sì gran tempo Iddio Ne volesse disgiunti. O quante volte Seguitai con inutile desio Fulgide nubi all’occidente volte!
Quando dal trïonfato Etna torrenti Precipitaro di guerriera lava, Le braccia apersi, ma confusa a’ venti L’altera visïon si dileguava.
Sogno d’infranti cori ognor distrutto E rinascente ognor, come d’arena Cumol leggero che scherzoso flutto Scioglie e rifà colla tornante piena,
Quando fia che s’avveri? Il cor presago Già l’ore ha noverate. Intanto in questa Fidata solitudine del lago Che barbarica insegna non funesta,
La stanca anima mia possa una volta Prevenir, festeggiando, i dì venturi; E alla gentil, che del suo nome ascolta Oggi l’aure echeggiar, sciorre gli augurî.
Discendi, Ina, al giardin: spicca la fronda Che fresco serba d’ogni tempo il santo Color della speranza, e ne circonda Il mio bicchier: liete venture io canto.
O dolci capi, a cui men parve amaro L’esiglio, che mirar volto nemico, Ma con memore affanno ognora al caro Aere anelanti del soggiorno antico,
Torneran l’erbe nove; e voi vedrete Dietro la santa italica bandiera Del bello eremo vostro alla quïete Accorrere d’amici allegra schiera.
Noi verremo a levarvi. O generose Anime schive, nell’angusta chiostra Di questi monti troppo a lungo ascose, Venite a riveder Vicenza vostra.
Spezzato il giogo boreal, respira Aure felici: da rimote bande Gli armati figli riedere rimira Fieri di cicatrici e di ghirlande.
O la più cara e misera di quante Illumina città l’italo sole, Racconsolata madre al seno amante Alfin raccolga la dispersa prole.