Versos Italian Giacomo Zanella A Dante Alighieri

Italian poem

A Dante Alighieri

by (1820–1888)

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Misurator di mondi, Che disdegnoso di più breve lito I pelaghi profondi Solcar dell’infinito Fosti con vele ancor caduche ardito;

Se questa età, che d’oro Volge in sorgente lo scoperto vero, Torna al tuo santo alloro, Non anco del pensiero Tutto la creta conquistò l’impero.

Padre, dal dì che in cielo Eri con Bice novamente accolto, Quanto del fosco velo Al guardo uman fu tolto, Onde giaceva l’universo avvolto!

Ne’ chiostri ancor romita Il dito non togliea dal suo volume Filosofia, che ardita Or drizza al sol le piume E le rideste menti empie di lume.

Nell’acque di Ponente, Ove locasti il sospiroso regno Della compunta gente, Spezzato ogni ritegno, Auspice entrò d’un Genovese il legno.

Son mille terre; e denso Di tesori, di popoli, di navi S’agita un mondo immenso, Ove ne’ flutti ignavi Occultarsi a’ mortali il sol pensavi.

Lascia le anguste sedi Esule Europa e del Meriggio ai mari, Che le son contro a’ piedi, Porta operosi lari, Liberi cambi e non macchiati altari.

Padre, il tuo sol disparve Co’ cieli di cristallo. Un tuo Toscano Delle pugnate larve Atterrò l’idol vano E del creato rivelò l’arcano.

A’ rai del ver caduta È la vetusta idea. Ma la tua stella Il mondo ancor saluta, Che dalla tua favella Sentì l’aure spirar d’alba novella.

O dell’inciso verso Inflessibil signor che in poche carte Hai chiuso l’universo, Del folgore dell’arte L’indomabile armando ira di parte;

Le torri e le badíe Che ti accolsero errante, or son ruina; Sovra men scabre vie Umanità cammina Col lábaro immortal: Fede e dottrina.

E tu nel lungo corso Sempre innanzi le stai, come montagna Che via per l’ampio dorso Dell’onda, in cui si bagna, Le vele che dileguano, accompagna.

Vive di te l’eterno, Se l’umano perì. Dal ciel discende, Risale dall’inferno L’austero suon, che apprende Dell’alte cose amor che i degni accende:

Amor, che dalle pugne Di questa valle per eccelso giro A Lui ne ricongiugne, Che dell’ardente spiro Nutre la rosa del beato empiro.

O Padre, cui risorto Risorse alfin l’italica fortuna, Se mai fallisse al porto, Ove ogni ben s’aduna, Questa terra fatal che ti fu cuna;

Al tempio tuo che immoto Leva la fronte su divine alture, Porga fidente il voto; E rinnovate e pure Dal monte scenderan l’età venture.