Italian poem
Come farò
by Giambattista Felice Zappi (1667–1719)
COme farò Per dir tua lode Gentil Custode D’Arcadia bella, Se una rubella Febbre mi offese, Nè ancor mi rese, Nemica atroce, La chiara voce, Che m’involò? Come farò? Farò così: D’un vino eletto M’empierò il petto. ALESSI caro, Dammi un vin raro, Dammi di quello Del mio Pratello. Oh vin giocondo! Per te facondo Ritornerò: Così farò. Ma sento, ahimè, Sento Epidauro, Fremer qual tauro; E baldanzoso, Imperìoso Vuol per mio duolo, Ch’io beva solo L’onda leggera, Che di Nocera Mi si mandò. Come farò? Farò così: Prenderò almeno. Un nappo pieno, E per tuo onore L’almo liquore Sull’intagliata Tazza dorata Giù del bicchiere Alto cadere Lo lascierò. Così farò Roma per fè Vino brillante, Vino spumante D’alto versare Quando sull’Are Tra i preziosi Ambr’odorosi Arabi fumi A onor de’ Numi Sagrificò. Così farò. Io poi di più; Dentro la grande Tazza, che spande Il vin gradito, Bagnerò il dito. Con gioia immensa; E sulla Mensa Alfesibeo, Alfesibeo, Scrivendo andrò. Così farò. Fece così A pelle ancora Appunto allora, Ch’ei non dovendo, O non potendo Dir, non so come Un certo nome, Con labbra chete Sulla Parete Lo disegnò Così farò. Ma poi se un dì Bella salute Con sua virtute Mi rende Apóllo Coll’Arpa al collo Io farò tanto Tra ’l vino e ’l canto Tal di tua gloria Tesserò Istoria, Che. . . . Basta io so Quel, che farò.