Italian poem
Per la rivoluzione di Grecia
Dunque presente nume ancor visiti, Sacra Eleuteria, la terra d’Ellade, Che già d’armi e di canti E d’altari fumanti — ardeva a te?
E là, dal vecchio Pireo, da l’isola Che la tua gesta racconta a i secoli, De la fuga tremante Tu ancor l’amaro istante — insegni a i re?
Oh viva, oh viva! Dovunque i popoli Tu a l’armi accendi tu i troni dissipi, Ivi è la musa mia, De l’agil fantasia — su l’ale io son.
Deh come lieto tra il Sunio e l’isole Care ad Omero care ad Apolline L’azzurro Egeo mareggia, Su cui passeggia — de’ gran fatti il suon!
Infrenin regi le genti barbare, Grecia li fuga. Veggo Demostene Su ’l bavarico esiglio Il torvo sopracciglio — dispianar.
Ombra contenta ricerca ei l’àgora Che già ferveva fremeva urtavasi De la sua voce al suono Sí come al tuono — il nereggiante mar.
Da poi che il brando nel mirto ascosero Armodio e il prode fratello unanime Non mai di piú giocondo Per Atene su ’l biondo — Imetto uscí.
Udite... È un altro fanciullo barbaro Che Atene accatta rege. Nasconditi, Musa: ritorna in pianto D’Armodio il canto — a questi ignavi dí.