Versos Italian Giosuè Carducci Per la proclamazione del regno d'Italia

Italian poem

Per la proclamazione del regno d'Italia

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Suono di trasvolanti Ale e tremor di luminose forme I sereni del ciel deserti empiea, E da le caliganti Isole al mar che sotto Pola dorme Una stupenda visïon splendea, Quel dì che di Palestro il cavaliero Coronossi del bello italo impero.

Veníano giovinette Anime a coro, e ardea la nova etate Nel segno del martir piú radïosa; Nel puro lume erette Venían fronti pensose, incoronate Di secura canizie glorïosa; Sacerdoti e guerrieri, ed inspirati Sofi ed artisti, e contemplanti vati.

Tuoi figli, Italia. E il giorno Che ’l tuo nome attestâr, non di frequente Popolo gli cerchiava onda solenne. Duro silenzio intorno, E il ceffo del carnefice imminente, E l’atro coruscar de la bipenne. Chinârsi: e te cercò l’occhio smarrito Tra ’l dileguar del mondo e l’infinito.

Quei le livide note Mostran del laccio, a quei solco vermiglio Viaggia il collo e ’l fero taglio attesta: Chi da l’occhiaie vôte Tabe distilla, e chi tra ciglio e ciglio Franta dal piombo ha la superba testa. Ma come sol levante or lampeggiando Splende ogni piaga; e procedon cantando.

— Sei tu, sei tu, che al forte Sposo poggiata da gli avelli oscuri, Reina di virtude, il soglio premi? Oh sei tu, cui la morte Trionfi maturava e i morituri Salutâr lieti ne’ sospiri estremi? Salutaro immortal come la bella Che t’irraggia la fronte esperia stella?

O surta ne gli amari Tramiti de l’esilio, o de’ sepulti Tra l’urne in sospettose ombre nudrita; Chi nel dolor t’è pari? Chi ne la gloria? A’ barbari tumulti Nel sol de le battaglie a pena uscita, Tu pugni e vinci, t’addimostri e regni, E novo ordin di tempi al mondo insegni.

Madre e signora nostra, Idea de’ sapïenti, amor de’ vati, E sommo premio a chi per te moría, Il tuo cinto s’inostra Nel sangue de gli eroi che Dio t’ha dati, Verde ride il tuo velo a la giulía Primavera d’amore, ondeggia bianco Il regal manto da l’augusto fianco.

Te non furor di brando Non di coperte industrie avvolgimento Serena rilevò ne l’alto stato; Ma fede che inneggiando Sorvola a i roghi, ma sperne che al lento Ceppo s’invola co ’l pensiero alato, Ma carità che di piú forte stampa Segna l’ordin civile e al bene avvampa.

Da lacrimosa etade Non chiede il regno tuo titol bugiardo Che bestemmiando Dio da Dio si dice, Quando le poche spade Mieteano i molti, ed il terror codardo, Partite anime e terre, ebbe tutrice Del delitto la forza: un fiero o stolto Su gli scudi barbarici suffolto.

Tu de l’eterno dritto Vendicatrice e de le nove genti Araldo, Italia, il Campidoglio ascendi. Tuoni il romano editto Con altra voce, e a’ popoli gementi Ne l’ombra de la morte, Italia, splendi. Accorran teco a la suprema guerra Gli schiavi sparsi su l’oppressa terra.