Italian poem
Per le nozze di Cesare Parenzo
— Superbo! e lui non tocca Gentil senso d’amore: Motto di rosea bocca A lui non scende in core. Ei per la via de gli anni Tutt’ i soavi inganni
Gittò, gittò la soma De le memorie pie; E con la mente doma Da torve fantasie, Solitario, aggrondato, Va pe ’l divin creato.
Amor covava in petto AI buon veglio di Teo: In fui l’ira e ’l dispetto Albergo e nido feo, E la Furia pon l’ova. E la Musa le cova;
E guizzan viperette Da i sanguinosi vani, E fischian su le vette De’ versi orridi e strani, E lingueggiano al sole Tra rovi di parole. —
E pur (m’udite, o voi Che un dí m’amaste) ancora Dischiude i color suoi E in mezzo al cor m’odora Piú soave che pria Il fior di poesia.
E ne vo’ far ghirlande Per le fronti severe Ove suoi raggi spande L’onore et il dovere, E per le fronti belle Di pudiche donzelle.
O monti, o fiumi, o prati; O amori integri e sani; O affetti esercitati Fra una schiatta d’umani Alta gentile e pura; O natura, o natura;
Da questo reo mercato Di falsitadi, anelo A voi, come piagato Augello al proprio cielo Dal fango ond’è implicata L’ala al sereno usata.
Dolci sonate e molli Aleggiate, o miei versi, Qual d’Imetto da i colli Di roseo lume aspersi Mormoravan giulivi Del bel Cefiso a i rivi
Gli sciami de le attee Api, ed allora inchino Libava a le tre dee Il tragico divino Meditando i segreti Di Colono oliveti.
Dolci sonate e puri De la candida festa Fra i domestici augúri: Parenzo oggi a la onesta Tua legge affida, o amore, Il prode ingegno e il core.
E ride la donzella A l’amator marito, Lei che tacita e bella L’attese, ed a l’ardito Guerrier di nostra fede Serbò questa mercede.
Oh dolce oblio profondo De le lotte anelanti! Oh divisi dal mondo Susurri de gli amanti, Che l’aura pia diffonde Tra l’ombre e tra le fronde,
Ma in ciel par che gl’intenda Espero amico lume E soave risplenda Con fraterno costume A la fronte levata De la fanciulla amata!
Se non che dietro rugge La marea de la vita, E l’anima che fugge Chiama a la via smarrita: In su l’aspro sentiero Tornate, o sposi, e al vero.
Da i vostri amori, o prode Gioventú di mia terra, A la forza e a la frode Esca perenne guerra, Esca a l’italo sole Una robusta prole;
E il sano occhio nel giorno Del ver fisi giocondo, E tutto a lei dintorno Rida libero il mondo. Non è divino fato Il dolore e il peccato.
A l’armi, a l’armi, o amore! Tu puoi, tu sol, cotanto! Se questa speme in core Io porti, ancora il canto Da l’anima ferita Gitterò ne la vita;
E su ’l ginocchio, come Il gladiator tirreno, Poggiato, io, fra le chiome E nel rïarso seno La fresc’aura sentendo, Morirò combattendo.