Versos Italian Giovanni Pascoli Il pope

Italian poem

Il pope

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.... da oggi son abbiamo più imperatore: il sangue degl'innocenti lo separa dal suo popolo... Dio vi benedica.... Gapony.

Piccolo padre, il tuo popolo piange! prega che tu vada, tu, sino a lui; chè a lui sbarrano i cosacchi tuoi la strada. Piange, e ti supplica: grazia! dà, per i suoi figli, il pane! no: per i tuoi... che famelici hai nelle sue tane.

Piccolo padre, al tuo popolo reca tu ciò che consola! Passa quel fiume! Il tuo popolo nel fango è sino alla gola. Esso verrebbe; ma, piccolo padre, sai che lo impedisce, Zar, la tua legge, nagáika, Zar, a sette strisce.

Protettore! Salvatore! passa il fiume che rimbomba! Scendi, o padre e imperatore, va su l’acque alla sua tomba! Non sei tu come chi nacque dallo Spirito, e che può camminar su le grandi acque?, Non puoi?... No!

L’acque son rapide e torbide, cupo è il fiume, il fiume è grosso. Fu per un ferreo diluvio, per un uragano rosso. Furono lampi di sciabole, sibili di sferze, furia secca di grandine e folgori, come là in Manciuria...

Ma non si trovano laceri sotto l’unghia dei cavalli, i tuoi nemici, quei piccoli tuoi nemici di là, gialli... Erano figli del piccolo padre; sono, o Zar, tua cosa! C’è qualche cosa di vergine... che fa tutto rosa.

Sangue! Sangue! Sangue! Sangue! Tu non puoi passare: è troppo! Quale uragano di sangue, i tuoi Cosacchi al galoppo! E poi fuma, bolle... Sciopera anche tu! nasconditi! Non puoi, no! Ma là... quel Pope... Egli, sì!

Chi?... Ma lo chiamano piccolo padre. E parla; altro non vuole. Corrono le moltitudini alle sue dolci parole. Parla; ed al santo tuo Sinodo dice il tuo Metropolita: «Egli bandì la bestemmia. Voi l’avete udita».

E chi è dunque?... Lo seguono zappatori e duri fabbri. Taciti l’odono: appendono il lor ánsito ai suoi labbri. Coi peccatori, coi miseri che la lebbra hanno del male, egli nei trivii e quadrivii mangia il pane e il sale...

Sì, ma passa! Egli sì, passa, passa a piedi asciutti il fiume. Il suo piede non abbassa l’orma su le rosse schiume. Non a lui volesti andare, Zar di poca fede: ora è lui che su l’eterno mare viene a te!

Dunque chi è, che in un vortice rosso ti conduce i morti? Vengono gli uomini, pallidi, tutti nel suo sguardo assorti; vengono trasfigurandosi nella chiarità dell’aria, vengono donne di Magdala, donne di Samaria;

vengono i bimbi: sui riccioli pésti la sua mano posa. Quale sfiorita di petali, donde il grande color rosa! Passano il gorgo inguadabile, sangue dal fonte alla foce. E chi è dunque? Chi? Guardalo: regge la sua croce.

Egli è il Cristo! il Cristo! il Cristo! Caifa il pallio anco s’è scisso. Egli è il Cristo! o Zar, il Cristo! Tu, tu l’hai ricrocifisso. Lava, lava le tue mani! Egli a te ritorna; e tu, o sovrano dei sovrani, non sei più!